Camera vista muro

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domenica 3 maggio 2026

Il golpe stupido. L'attacco alla Casta e l'estinzione della Polizia parlamentare

Come a tutti noto la totale inettitudine, ignoranza e sciatteria di una parte degli iscritti all'Albo dei giornalisti aveva portato alla celebre campagna sui costi della Camera dei deputati e alla diffusione di notizie clamorosamente false sul conto della più rappresentativa Istituzione democratica del nostro Paese, quello che è stato definito il "golpe stupido". Sul punto l'esempio più valido resta sempre il confronto tra i costi della Camera dei deputati e della britannica House of Commons dove si è arrivati a ribaltare completamente la realtà e partendo dal dato reale per cui la HoC costava circa il doppio della Camera si è arrivati ad affermare l'esatto contrario.

Bene, si fa per dire, adesso il golpe stupido sta cominciando a raccogliere i suoi frutti.

Come noto il lavoro alle dipendenze della Camera dei deputati prevedeva un buono stipendio e pressoché nessun benefit a fronte di un grosso impegno qualiquantitativo da parte del dipendente. Il golpe stupido ha portato al risultato di ridurre lo stipendio ai dipendenti, in particolare a quelli di nuova assunzione.

Gli effetti devastanti della riduzione di quello che era il principale punto di attrattività del lavoro a Montecitorio è che l'Amministrazione, cui riconosco la buona volontà espressa dal bandire concorsi a nastro, non riesce più a trattenere il personale in servizio ed è quindi destinata al declino se non all'estinzione nella sua forma attuale.

Una delle categorie più sottoposte alla gogna mediatica e, oserei dire per ovvia conseguenza, la categoria che è più vicina all'implosione è certamente quella della Polizia parlamentare con numeri sempre più risicati ed in costante ulteriore calo.

E' forse il caso di fare un piccolo recap di cosa è successo con questi dipendenti della Camera cominciando dal finire dello scorso millennio e dal sospettato tracollo del QI di alcuni giornalisti italiani.

E' infatti sul finire dello scorso millennio che gli agenti del corpo di Polizia parlamentare cambiano nome, abbandonando quello che era il loro nome storico di "Commessi parlamentari" per assumere quello corrente di "Assistente parlamentari", uno dei motivi del cambio di definizione di questa figura fu il tentativo di rendere più chiaro ed evidente il contenuto funzionale senza però ricorrere a denominazioni che facessero pensare ad una eccessiva "militarizzazione" di Montecitorio. Sostanzialmente era per qualche motivo aumentata la difficoltà nella comprensione dei contenuti di una professione o di una funzione in realtà molto trasparente.

Devo però smentire quanto alcuni colleghi mi hanno detto, infatti non risulta che sia mai stato detto che bisognava cambiare nome perchè "i giornalisti sono diventati troppo stupidi per comprendere la differenza tra denominazione e funzione".

Nonostante il cambio di denominazione e la totale evidenza delle funzioni la nuova denominazione non è riuscita però ad attecchire nel grande pubblico ed improvvisamente ci si è trovati di fronte a persone che credevano e credono, seriamente, che a Montecitorio esistessero ed esistano persone aventi i compiti di un "commesso" come quello di un Ministero o di un negozio di abbigliamento di seconda scelta.

Ad oggi potremmo dividere l'universalità di coloro che parlano di "commessi" a Montecitorio in tre gruppi:

- gli ignoranti, ovvero coloro che, semplicemente, ignorano completamente la questione, ma attenzione questa definizione non contiene alcun giudizio di valore dell'individuo ma è relativa semplicemente al totale disinteresse per questa particolare misura. Gli ignoranti in questo specifico ambito lo sono perchè, semplicemente, ignorano gli Assistenti parlamentari, cosa ovviamente del tutto legittima e pienamente condivisibile;

- gli imbecilli, ovvero quelli che pensano di sapere, si sono informati, hanno visto, hanno letto, però figlio mio se non sei stato in grado di capire una cosa così elementare sei evidentemente imbecille;

- Il terzo gruppo è quello più pericoloso perchè è composto da persone che sanno perfettamente che i commessi alla Camera proprio non esistono ma preferiscono adottare un linguaggio offensivo sapendo di offendere e volendo offendere sia i lavoratori che l'Istituzione da essi rappresentata. Questo gruppo possiamo definirlo, citando umilmente ed impropriamente Fantozzi, quelle delle "merdacce".

La domanda che dovremmo porci è forse relativa a quale sia stato il motore iniziale della campagna denigratoria scatenata ai danni degli agenti di Polizia parlamentare.

Se gli ignoranti giustamente e legittimamente ignorano le funzioni degli Assistenti parlamentari chi è stato a lanciare la campagna denigratoria?

Un gruppo di imbecilli o un gruppo di merdacce?

Domanda invero inquietante



venerdì 10 aprile 2026

Gli anni del Golpe stupido. Come l'attacco alla casta stia ancora creando danni alle Istituzioni

 

L’Italia è probabilmente l’unico Paese al mondo ad aver rischiato un colpo di Stato dovuto alla sciatteria, ignoranza e superficialità di buona parte di buona parte di una generazione di giornalisti.

Si potrebbe arrivare a pensare che il pericolo sia scampato ma non è così. Il periodo dell’attacco alla casta, il cosiddetto “Golpe stupido”, che ha visto le Istituzioni italiane sotto un martellante attacco di notizie false, gonfiate o inventate ha creato danni a lungo termine che continuano a ferire le nostre Istituzioni ed il nostro Paese.

Sia ben chiaro che io condivido appieno la definizione di Golpe stupido per quegli anni, ritengo del tutto improbabile che non si tratti di un caso da manuale della applicazione del Rasoio di Hanlon nella sua forma estesa che suppergiù recita: “Mai attribuire a malizia ciò che può esser meglio spiegato a mezzo di stupidità o ignoranza”.

Pensare che ci sia stata una regia che abbia coordinato l’attacco dei giornalisti al cuore democratico del Paese è possibile ad una sola condizione, non aver mai parlato con un giornalista. Tra ego ipertrofico, supponenza e profonda ignoranza riuscire a coordinare un gruppo di giornalisti sarebbe impossibile, molto di più ha fatto la pigrizia intellettuale ed una buona dose di voglia di andare a raccattare le briciole dei pezzi che abbiano riscosso un certo successo. (Perdonatemi ma detto così sembra che io consideri i giornalisti italiani una manica di deficienti semianalfabeti cosa che ovviamente NON penso di TUTTI i giornalisti italiani, ma solo di quelli che ho conosciuto molto bene, anzi colgo l’occasione per salutare tutti i giornalisti che stimo, ciao Carlo).

sabato 7 febbraio 2026

Città di vetro di Paul Auster

 Città di Vetro e il 1º romanzo della trilogia di New York di Paul Auster. 

Ma è anche il 3º romanzo di una  (non) trilogia che mi è capitato di avere tra le mani per puro caso. Una trilogia dedicata a persone che abbandonano il mondo circostante, si rifugiano in se stesse si rinchiudono in una dimensione a dir poco particolare.



Questa (non) trilogia è composta da

Città di vetro di Paul Auster

L'uomo che amava le isole di DH Lawrence

L'uomo che guardava i treni di Georges Simenon.

In Città di vetro l'annientarsi è legato ed innescato...

venerdì 30 gennaio 2026

La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead

 La ferrovia sotterranea era quella rete di abolizionisti e collaboratori che negli Stati Uniti, negli anni in cui ancora vigeva la schiavitù, aiutavano nel corso della loro corsa verso nord e verso la libertà gli schiavi in fuga dalle atroci condizioni di vita del Sud.

Il racconto ucronico descrive la fuga di Cora attraverso una "ferrovia" che l'autore immagina come una reale ferrovia sotterranea.


martedì 20 gennaio 2026

Fuga da Montecitorio. Quando vogliamo cominciare a parlarne?

 Ho letto con un certo interesse un articolo de Il Foglio di oggi.

Il pezzo a firma di Merlo prendeva spunto dalla storia del Corvo per descrivere Montecitorio come una sorta di gabbia dorata, una gabbia con le porte ben chiuse da cui però gli uccellini neoassunti fuggono in massa, cosa che Merlo non si spiega.

Mi spiego meglio, un iscritto all'Albo dei giornalisti prendendo spunto dall'episodio della scorsa estate conclusosi con una punizione, che l'autore de Il Foglio giudica troppo leggera, si lancia in una avventurosa descrizione di Montecitorio che descrive come un luogo molto, anche troppo, accogliente. Un "eden burocratico". Insomma niente di nuovo sul fronte occidentale.

Poi però Merlo si fa un clamoroso autogoal e confessa di non spiegarsi perchè tanti vincitori di concorsi si dimettono o rifiutano l'assunzione., Ma dico io benedetto iscritto all'Albo dei giornalisti se descrivi un paradiso burocratico poi devi tacere sulla fuga che sta avvenendo tra i dipendenti della Camera dei deputati  è un argomento che va evidentemente saltato, non deve esistere. Anche perché lo stucchevole tentativo reducerista diventa davvero stucchevole.

La frase incriminata è: "E infatti non capiamo come sia possibile che qualcuno, tra i neoassunti, negli ultimi anni, abbia deciso e pensato di potersi dimettere e abbandonare un luogo così speciale"

I "qualcuno" che si sono dimessi o hanno rifiutato l'assunzione pare che nel corso del 2026 supereranno le cento unità.

Cento unità su poco più di mille dipendenti in servizio.

Per favore definisci "qualcuno". 

giovedì 15 gennaio 2026

Perchè Montecitorio non riesce ad assumere? Breve storia di un costoso risparmio (Volume I)

Negli ultimi anni per la Camera dei deputati sta diventando sempre più difficile assumere personale e ancor più difficile si sta dimostrando riuscire a trattenere i vincitori dei concorsi in servizio. Da una parte in molti i casi il numero dei partecipanti risultati idonei è stato inferiore al numero dei posti messi a concorso e dall'altra parte la percentuale di vincitori dei concorsi che accetta di restare in servizio si è notevolmente abbassata arrivando ben al di sotto del 50 per cento (ad es. concorso per Assistenti, 76 idonei di cui ne restano ad oggi in servizio meno di una trentina). In conseguenza di questa difficoltà vedere concorsi per la medesima figura professionale banditi a distanza di pochi mesi dalla assunzione dei vincitori del precedente concorso è diventata ormai la nuova normalità a Montecitorio. Una normalità che però sembra insostenibile nel medio e lungo periodo, cerchiamo quindi di capire come siamo arrivati a questo punto, che effetti sta causando questa situazione e che soluzioni potenziali si potrebbero proporre per uscire da questa empasse.


Perchè il lavoro alla Camera non attira più?

Su questa domanda ho avuto modo di avere lunghi colloqui con solo una parte delle persone con cui avrei voluto confrontarmi. Ho avuto modo infatti di confrontarmi in massima parte con quelle persone che hanno comunque accettato di venire a lavorare alla Camera seppur per un breve periodo, sono quindi in qualche modo influenzato da un survivor bias che cercherò di limitare al massimo.

Ciò premesso i problemi che sollevano i neoassunti sono sostanzialmente i seguenti quattro:

lunedì 5 gennaio 2026

Un esempio di notizia inventata su Montecitorio. Ilaria Proietti e Il Fatto Quotidiano, Giulio De Santis e il Corriere della Sera

 Come noto alle persone con cui mi relaziono sovente è mia opinione che uno dei motivi principali della crisi democratica che sta vivendo il nostro Paese e del disamore degli elettori nei confronti degli eletti e delle elezioni, con percentuali di astensione dal voto ormai ben oltre la soglia di allarme sia la sciatteria o l'incompetenza o la superficialità con cui la stampa nazionale parla del nostro Parlamento. Ricordo sempre che la stampa italiana è riuscita financo a convincere gli elettori che la Camera dei deputati, che costava circa la metà della House of Commons, costasse invece il doppio, un'impresa meritoria per chiunque avesse come obiettivo la riduzione della rappresentanza democratica.

Stavolta voglio però portare un esempio specifico e ben recente di una fattispecie differente. 

La notizia completamente inventata.

Il due gennaio 2026 su uno dei giornali più autorevoli e affidabili del nostro Paese, un faro nella notte dell'informazione, una testata affidabile e notissima per la sua imparzialità. Vabbè dai sul Fatto Quotidiano il 2 gennaio è uscito un articolo a firma Ilaria Proietti, che immagino sia una persona iscritta all'Albo dei giornalisti, che riportava nel titolo una invenzione anzichè una notizia.