Camera vista muro

Finanza, economia, politica. Informazioni sulle pensioni e gli investimenti.

venerdì 30 gennaio 2026

La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead

 La ferrovia sotterranea era quella rete di abolizionisti e collaboratori che negli Stati Uniti, negli anni in cui ancora vigeva la schiavitù, aiutavano nel corso della loro corsa verso nord e verso la libertà gli schiavi in fuga dalle atroci condizioni di vita del Sud.

Il racconto ucronico descrive la fuga di Cora attraverso una "ferrovia" che l'autore immagina come una reale ferrovia sotterranea.


martedì 20 gennaio 2026

Fuga da Montecitorio. Quando vogliamo cominciare a parlarne?

 Ho letto con un certo interesse un articolo de Il Foglio di oggi.

Il pezzo a firma di Merlo prendeva spunto dalla storia del Corvo per descrivere Montecitorio come una sorta di gabbia dorata, una gabbia con le porte ben chiuse da cui però gli uccellini neoassunti fuggono in massa, cosa che Merlo non si spiega.

Mi spiego meglio, un iscritto all'Albo dei giornalisti prendendo spunto dall'episodio della scorsa estate conclusosi con una punizione, che l'autore de Il Foglio giudica troppo leggera, si lancia in una avventurosa descrizione di Montecitorio che descrive come un luogo molto, anche troppo, accogliente. Un "eden burocratico". Insomma niente di nuovo sul fronte occidentale.

Poi però Merlo si fa un clamoroso autogoal e confessa di non spiegarsi perchè tanti vincitori di concorsi si dimettono o rifiutano l'assunzione., Ma dico io benedetto iscritto all'Albo dei giornalisti se descrivi un paradiso burocratico poi devi tacere sulla fuga che sta avvenendo tra i dipendenti della Camera dei deputati  è un argomento che va evidentemente saltato, non deve esistere. Anche perché lo stucchevole tentativo reducerista diventa davvero stucchevole.

La frase incriminata è: "E infatti non capiamo come sia possibile che qualcuno, tra i neoassunti, negli ultimi anni, abbia deciso e pensato di potersi dimettere e abbandonare un luogo così speciale"

I "qualcuno" che si sono dimessi o hanno rifiutato l'assunzione pare che nel corso del 2026 supereranno le cento unità.

Cento unità su poco più di mille dipendenti in servizio.

Per favore definisci "qualcuno". 

giovedì 15 gennaio 2026

Perchè Montecitorio non riesce ad assumere? Breve storia di un costoso risparmio (Volume I)

Negli ultimi anni per la Camera dei deputati sta diventando sempre più difficile assumere personale e ancor più difficile si sta dimostrando riuscire a trattenere i vincitori dei concorsi in servizio. Da una parte in molti i casi il numero dei partecipanti risultati idonei è stato inferiore al numero dei posti messi a concorso e dall'altra parte la percentuale di vincitori dei concorsi che accetta di restare in servizio si è notevolmente abbassata arrivando ben al di sotto del 50 per cento (ad es. concorso per Assistenti, 76 idonei di cui ne restano ad oggi in servizio meno di una trentina). In conseguenza di questa difficoltà vedere concorsi per la medesima figura professionale banditi a distanza di pochi mesi dalla assunzione dei vincitori del precedente concorso è diventata ormai la nuova normalità a Montecitorio. Una normalità che però sembra insostenibile nel medio e lungo periodo, cerchiamo quindi di capire come siamo arrivati a questo punto, che effetti sta causando questa situazione e che soluzioni potenziali si potrebbero proporre per uscire da questa empasse.


Perchè il lavoro alla Camera non attira più?

Su questa domanda ho avuto modo di avere lunghi colloqui con solo una parte delle persone con cui avrei voluto confrontarmi. Ho avuto modo infatti di confrontarmi in massima parte con quelle persone che hanno comunque accettato di venire a lavorare alla Camera seppur per un breve periodo, sono quindi in qualche modo influenzato da un survivor bias che cercherò di limitare al massimo.

Ciò premesso i problemi che sollevano i neoassunti sono sostanzialmente i seguenti quattro:

lunedì 5 gennaio 2026

Un esempio di notizia inventata su Montecitorio. Ilaria Proietti e Il Fatto Quotidiano, Giulio De Santis e il Corriere della Sera

 Come noto alle persone con cui mi relaziono sovente è mia opinione che uno dei motivi principali della crisi democratica che sta vivendo il nostro Paese e del disamore degli elettori nei confronti degli eletti e delle elezioni, con percentuali di astensione dal voto ormai ben oltre la soglia di allarme sia la sciatteria o l'incompetenza o la superficialità con cui la stampa nazionale parla del nostro Parlamento. Ricordo sempre che la stampa italiana è riuscita financo a convincere gli elettori che la Camera dei deputati, che costava circa la metà della House of Commons, costasse invece il doppio, un'impresa meritoria per chiunque avesse come obiettivo la riduzione della rappresentanza democratica.

Stavolta voglio però portare un esempio specifico e ben recente di una fattispecie differente. 

La notizia completamente inventata.

Il due gennaio 2026 su uno dei giornali più autorevoli e affidabili del nostro Paese, un faro nella notte dell'informazione, una testata affidabile e notissima per la sua imparzialità. Vabbè dai sul Fatto Quotidiano il 2 gennaio è uscito un articolo a firma Ilaria Proietti, che immagino sia una persona iscritta all'Albo dei giornalisti, che riportava nel titolo una invenzione anzichè una notizia.


domenica 4 gennaio 2026

I costi della Camera dei deputati e l'idiozia degli italiani

 Come noto a tutti coloro si siano approcciati alla questione dei costi della Camera dei deputati con un minimo di intelligenza, onestà e preparazione la nostra Camera bassa costava prima del taglio del numero dei deputati e continua a costare pochissimo rispetto alle Camere basse di nazioni simili alle nostre, ad esempio Montecitorio costa circa la metà della House of Commons.

Il discorso è stato fatto mille volte, la Camera ha i suoi costi quasi esclusivamente sul suo bilancio, la HoC distribuisce i suoi costi tra una mezza dozzina di bilanci, basta avere l'intelligenza, l'onestà e la preparazione per effettuare una ardita operazione matematica (addizione, si chiama addizione) per trovarsi questo risultato.


domenica 16 novembre 2025

Limonov di Emmanuel Carrère. Un bel libro ma un Carrère troppo invadente

 Limonov è davvero un bel libro.

La storia vera di questo poeta, guerriero, povero emigrante, donnaiolo, gigolo, politico, rivoluzionario russo è davvero godibile.

Una biografia che accompagna l'URSS ed il protagonista nelle rispettive cadute e peripezie.

Carrère scrive benissimo e questo si sapeva ma il suo ego si impone quasi da coprotagonista del libro, nel raccontare la vita di un personaggio fantastico, dalle mille sfaccettature e dalle mille vite, una galoppata romanzesca a cavallo del secondo e terzo millennio, onestamente di sapere che tu Carrère ti trombavi la più carina del liceo o che hai preso una fregatura cercando di mettere in piedi un commercio durante il periodo di servizio civile non rientra, neanche un po', nei miei interessi.

Libro ben scritto, storia bellissima ma Carrère assolutamente invadente





venerdì 24 ottobre 2025

La grande menzogna sui costi della Camera e la fuga dei dipendenti

 Già all'epoca in cui era in gran voga la lotta alla politica trovare un iscritto all'ordine dei giornalisti abbastanza inetto, marcio o ingenuo da credere che la Camera dei Deputati costasse ai contribuenti più della House of Commons era una impresa improba, oggi riuscire a trovare un iscritto all'ordine dei giornalisti in grado di affermare questa sonora sciocchezza è diventato quasi impossibile. 

Sono però soravvissuti gli effetti di quell'assurdo momento. Da una parte la riduzione del numero dei parlamentari, stelta inutile perché era ben noto che avrebbe portato risparmi irrisori. D'altra parte la riduzione degli stipendi a fine carriera per i dipendenti di Montecitorio, scelta assolutamente dannosa.

Oggi appare evidente che abbassare gli stipendi a fine carriera ai dipendenti sta comportando grossi problemi all'Istituzione e nessun vantaggio. 

I reclutamenti di personale sono del tutto insufficienti non per numero di persone che vengono chiamate in servizio ma per il numero ormai abnorme di dimissioni e rinunce che comincia ormai a mettere in forse la tenuta a medio termine della Camera.

E tutto questo perché qualche fesacchiotto ha davvero creduto che la House of Commons costasse meno della Camera dei deputati. 

Lo ricordo a beneficio di quanti sono incuriositi dal dato, la Camera prima del taglio degli stipendi ai dipendenti e del numero di parlamentari costava circa la metà della House of Commons. 

Dopo anche.