giovedì 16 novembre 2017

La Grecia annuncia lo swap. Un altro passetto per la normalizzazione?

Dopo due mesi di voci è finalmente stato annunciato il tanto atteso swap dei titoli di stato greci.
Il governo di Atene ha formulato una proposta, piuttosto convincente, nei confronti degli attuali titolari dei bond con scadenza dal 2023 al 2042, quelli per capirci che erano stati rifilati agli investitori dopo l’haircut conseguente al default ellenico. Con questo swap Atene cerca di normalizzare gli scambi sui propri titoli di stato, concentrando le scadenze si spera di ottenere un volume decente di scambi su ciascuna delle scadenza, volumi che attualmente si distribuiscono tra le venti scadenze restando così troppo sottili.
Si conclude quindi la corsa di queste venti scadenze che hanno dato tantissime soddisfazioni a chi abbia avuto il coraggio di metterci qualche soldo un po’ di anni fa, al loro posto Atene offre uno scambio che raggruppa le scadenze, con lieve premio e con rendimenti iniziali lievemente maggiorati.

Come funziona la proposta di swap

mercoledì 15 novembre 2017

I cinquantenni di oggi, i trentenni di oggi e le loro pensioni.

I trentenni avranno pensioni più basse ma i cinquantenni sono maggiormente a rischio di fallimento

A causa della serie di riforme pensionistiche che si sono succedute a ripetizione nel nostro Paese si è venuta a creare una evidente ingiustizia che vede puniti i lavoratori più giovani. Ad essi è infatti riservato il calcolo dell’assegno pensionistico col molto meno vantaggioso sistema contributivo puro, in realtà tale sistema è riservato ad essi ed ai deputati ma questa è un’altra storia.
A causa principalmente delle modalità di calcolo dell’assegno pensionistico, cui vanno aggiunte le carriere discontinue ed i buchi contributivi che accompagneranno questi ragazzi alla pensione, i nati dagli anni ’80 in poi affronteranno la terza età con assegni decisamente più bassi. La fascia di età che maggiormente a rischio potrebbe però essere quella dei cinquantenni. Potrebbero infatti essere i nati negli anni ’60 ad avere le sorprese più amare al momento di smettere di lavorare.
Questo deriva da una serie di eventi, alcuni certi e altri solo probabili, che colpiranno o potrebbero colpire queste due generazioni.

venerdì 1 settembre 2017

20mila euro annui, il costo annuo complessivo di tutti i barbieri della Camera dei deputati, e si potrebbe azzerare

Dopo la conclusione del periodo di riduzione degli stipendi della Camera i quasi 1.100 dipendenti di Montecitorio torneranno a stipendio pieno. Come di consueto ha riscosso un certo successo lo stipendio dei barbieri, citati in pressoché ogni pezzo sul costo eccessivo della politica.
Ma, basandosi sui numeri reali, questi celeberrimi barbieri costano alla collettività circa 20mila euro annui, costo complessivo di tutti i barbieri in servizio alla Camera dei deputati, un costo davvero limitato rispetto allo spropositato fascino che questi tre signori di mezza età esercitano sui media italiani. Ma vediamo in dettaglio quali sono le componenti di questo costo.

mercoledì 2 agosto 2017

Vitalizi. La Consulta potrebbe approvarne la rideterminazione

Eppure la Corte Costituzionale potrebbe approvare il ricalcolo dei vitalizi in essere previsto dalla proposta Richetti. Nonostante tutta la rassegnazione e la rabbia che si leggono nei commenti di chi già sa che la Corte respingerà ma anche nonostante tutta la preoccupazione di chi pensa che è solo il primo passo per ricalcolare tutte le pensioni col contributivo i giudici della Consulta potrebbero percorrere una strada che consentirebbe loro di far passare la, allora ed eventualmente, Legge Richetti sul ricalcolo dei vitalizi in essere.

Prima però chiariamo tre punti
L’argomento vitalizi è delicato quindi chiariamo subito tre punti.

mercoledì 19 luglio 2017

Demografia horror. Saremo 15 milioni in meno già negli anni ’30?


Incrociando un paio di dati dell’Istat emerge che la dinamica demografica del nostro Paese si avvierebbe ad un decremento della popolazione molto più rapido di quanto previsto.
In particolare la diminuzione della popolazione è, al momento, più rapida di quanto previsto nello scenario più pessimistico elaborato dall’Istat con riferimento al 2065, che prevede una riduzione in quell’anno di circa 15 milioni di residenti. L’accelerazione è tale che si potrebbe arrivare a quei numeri, popolazione ridotta da 60,6 a 45,6 milioni, un quarto in meno, già nel corso degli anni ’30.

venerdì 14 luglio 2017

10 ottimi motivi per cui chi lavora in Italia non dovrebbe investire neanche un centesimo nel nostro Paese

Conosco già l’obiezione principale, ma come si fa ad invitare gli italiani ad investire all’estero, cosa succederebbe se lo facessero tutti?
Risolviamo quindi, per prima cosa, questa obiezione.
Innanzitutto vale la pena di ricordare che ad ogni persona che lavora in Italia è concessa la facoltà di scegliere dove investire i propri risparmi, ciò dà ai cittadini un grosso potere contrattuale, se gli intermediari vi offrono prodotti ad alto costo e basso rendimento andatevene.  Se tanti italiani, ad esempio, valutassero i PIR di recente introduzione un pessimo affare e pochi o nessuno li sottoscrivesse si creerebbe la spinta ad offrire condizioni migliori, o a fare lobbing da parte degli intermediari per renderli obbligatori.
Anche alle imprese italiane è offerta la medesima possibilità, solo più in grande, con effetti maggiori, per motivazioni meno degne di tutela rispetto alla difesa del risparmio individuale e con maggiori danni sul bilancio del nostro Paese. Ad esempio se un’azienda esistente solo grazie a miliardi di sovvenzioni dirette e indirette da parte dello Stato italiano decide di spostare la sede a Londra o a Amsterdam, allo scopo principale di pagare meno tasse, sarebbe tutto regolare mentre se un addetto al D9 in una cava di pietre investe in Irlanda o in Bulgaria 15mila euro di liquidazione è uno scandalo, una minaccia al Paese?
Ma cosa succederebbe se lo facessero in tanti? Il Paese sarebbe costretto a reagire e non essendo prevedibili, al momento, limitazioni alla mobilità dei capitali, dovrebbe reagire offrendo prodotti finanziari migliori ed a costi inferiori, il che non mi appare un grande danno.

Ed ecco, suppergiù in ordine di importanza, i 10 ottimi motivi per cui chi lavora in Italia non dovrebbe investire un centesimo nel nostro Paese
1-      Diversificare, diversificare, diversificare
E’ davvero l’ABC del risparmiatore, non si mettono tutte le uova nello stesso paniere, non si mettono tutti i risparmi sullo stesso titolo, non ci si gioca il proprio futuro scommettendo tutto su un solo Paese, una sola azienda, un solo settore. Diversificare in maniera saggia consente di limitare i rischi, di limitare le eventuali perdite e di ritrovarsi comunque qualcosa in cassa.

domenica 28 maggio 2017

Ricalcolo a contributivo delle pensioni in essere dei deputati. C’è chi ha dubbi sull’allargamento?

E’ in discussione in questi giorni la proposta di ricalcolare col sistema contributivo i trattamenti previdenziali dei parlamentari. Questa discussione porta a compimento una battaglia portata avanti da diversi anni da ampi settori della società che ha identificato nel famigerato ‘vitalizio’ il segnale dell’appartenenza alla Casta, o Kasta che dir si voglia, il male assoluto, il bersaglio preferito.
Proviamo ad approfondire la questione sospendendo ogni giudizio o previsione sulla effettiva approvazione della proposta e sulla sua sopravvivenza a ricorsi in ogni ordine e grado e presso ogni Tribunale immaginabile.