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giovedì 15 gennaio 2026

Perchè Montecitorio non riesce ad assumere? Breve storia di un costoso risparmio (Volume I)

Negli ultimi anni per la Camera dei deputati sta diventando sempre più difficile assumere personale e ancor più difficile si sta dimostrando riuscire a trattenere i vincitori dei concorsi in servizio. Da una parte in molti i casi il numero dei partecipanti risultati idonei è stato inferiore al numero dei posti messi a concorso e dall'altra parte la percentuale di vincitori dei concorsi che accetta di restare in servizio si è notevolmente abbassata arrivando ben al di sotto del 50 per cento (ad es. concorso per Assistenti, 76 idonei di cui ne restano ad oggi in servizio meno di una trentina). In conseguenza di questa difficoltà vedere concorsi per la medesima figura professionale banditi a distanza di pochi mesi dalla assunzione dei vincitori del precedente concorso è diventata ormai la nuova normalità a Montecitorio. Una normalità che però sembra insostenibile nel medio e lungo periodo, cerchiamo quindi di capire come siamo arrivati a questo punto, che effetti sta causando questa situazione e che soluzioni potenziali si potrebbero proporre per uscire da questa empasse.


Perchè il lavoro alla Camera non attira più?

Su questa domanda ho avuto modo di avere lunghi colloqui con solo una parte delle persone con cui avrei voluto confrontarmi. Ho avuto modo infatti di confrontarmi in massima parte con quelle persone che hanno comunque accettato di venire a lavorare alla Camera seppur per un breve periodo, sono quindi in qualche modo influenzato da un survivor bias che cercherò di limitare al massimo.

Ciò premesso i problemi che sollevano i neoassunti sono sostanzialmente i seguenti quattro:


- Soldi

- Orari

- Carriera

- Smart .

Ogni neo assunto, che sia rimasto o no in servizio, mi ha spesso citato tutti e quattro i punti o almeno tre di queste questioni ed ovviamente ha, o aveva fino alle dimissioni, un punto tra questi quattro particolarmente dolente e di difficile accettazione.

Alla luce dei miei piccoli incontri la frase riepilogativa del perchè, secondo i neo assunti scontenti o dimessi, la Camera dei deputati non riesce a trattenere in servizio il personale di nuova assunzione potremmo costruirla così:

"ORARI MOLTO PESANTI non sono giustificabili in presenza di uno STIPENDIO COSI' BASSO soprattutto tenendo conto che non esistono prospettive di carriera vista l'ASSENZA DI CONCORSI INTERNI e alla luce del fatto che l'utilizzo dello SMART WORKING E' ESTREMAMENTE RIDOTTO" 

Questo quindi l'approccio di quella che al momento è l'ultima generazione ad essersi affacciata al lavoro alla Camera dei deputati. Ma cosa è cambiato in questi ultimi vent'anni da stravolgere in maniera così decisa il rapporto con questo particolare datore di lavoro, cosa è successo?

Dei quattro punti: ORARI, STIPENDI, CONCORSI, SMART l'unico punto ad essere cambiato sostanzialmente è quello relativo agli stipendi ritengo quindi giusto cominciare da qui la ricerca di una risposta.


Stipendi. Ora ed allora

Come immagino sia noto a tutti le carriere dei dipendenti della Camera dei deputati sono piuttosto brevi, cosa che era vera vent'anni fa ed è vera tuttora. Le specializzazioni richieste e la particolare selettività dei concorsi hanno infatti un grosso effetto collaterale, è estremamente difficile trovare assunti che abbiano meno di dieci anni di contributi pregressi, molti ne hanno una quindicina, non pochi più di venti, e ciò comporta che si va in pensione con i consueti 41 o 42 anni e 10 mesi, maturati però percorrendo la carriera Camera nella maggior parte dei casi per 25 o 30 anni.

La percorrenza Camera è importante perchè nel corso degli anni sono previsti una serie di aumenti periodici che alzano lo stipendio, viene quindi fuori la curva retributiva che accompagna i dipendenti nel corso della propria vita.

La curva retributiva cosiddetta di "vecchio ordinamento" era strutturata in maniera più pendente, iniziava decisamente bassa e arrivava alta. Per chiarire il "decisamente bassa" io che sono stato assunto con il vecchio ordinamento con una qualifica di quadro dirigente oltre i trent'anni di età per i primi anni sono stato costretto a vivere in coabitazione con altre persone. Mi sono potuto permettere una casa in affitto, microscopica, solo dopo alcuni anni di servizio e di aumenti.

La struttura della curva di "vecchio ordinamento", o meglio ancora la percezione di chi percorreva quella curva, volendo generalizzare e sempre in rapporto ai livelli di inquadramento, la possiamo riassumere così:

I primi 7 o 8 anni si guadagnava davvero poco (un quadro dirigente come me era costretto a coabitare per arrivare a fine mese);

Gli anni dal nono al ventiduesimo si guadagnava medio

Gli anni dopo il ventiduesimo si guadagnava bene.

Questa curva è stata ristrutturata riducendone la pendenza, i neoassunti percorrono carriere economiche differenti. In particolare partono da un livello retributivo iniziale più alto (molti colleghi neoassunti col mio medesimo livello si possono permettere di vivere da soli in appartamentini dignitosi) per poi percorrere una carriera con aumenti di minore entità, fino ad arrivare a stipendi finali decisamente più bassi. 

La struttura e la percezione della curva di "nuovo ordinamento"  possiamo quindi riepilogarla così:

I primi anni 7 o 8 anni si guadagna poco ma più di quanto era previsto con il vecchio ordinamento 

Dal nono al ventiduesimo si guadagna medio ma meno di quanto si guadagnasse prima.

Dal ventiduesimo in poi si guadagna medio alto ma non bene come prima.

 Un ulteriore piccolo dato può forse aiutarci, il punto in cui le due curve danno un integrale degli stipendi erogati uguale è posto intorno al decimo anno. Per chiarire, dopo circa dieci anni di lavoro alla Camera le due curve hanno erogato complessivamente gli stessi stipendi, col "vecchio ordinamento" partendo più in basso ed arrivando più in alto, col "nuovo ordinamento" partendo più in alto ed arrivando più in basso.


Dalla promessa di benessere alla necessità di sopravvivenza

Questo cambiamento sembra aver comportato uno scostamento netto e deciso nell'approccio dei neoassunti al lavoro. Il venire a mancare di una promessa di un futuro benessere ha comportato che la richiesta si è, sotto molti versi, allargata o, forse per meglio dire, "normalizzata". A fronte di una riduzione delle prospettive retributive sono infatti arrivate le richieste di normalizzazione contrattuale, il diritto di godere delle ferie, le richiesta di riposo settimanale, di smart in misura adeguata, di limiti orari alla prestazione lavorativa e di tutti quei diritti minimi che vengono riconosciuti alla generalità dei lavoratori dalle 150 ore per il diritto allo studio alle norme relative alla tutela della genitorialità. Il riconoscimento dei diritti generalmente riconosciuti ai lavoratori comporterebbe però la necessità di un numero di dipendenti esorbitante rispetto a quello attuale, a titolo di mero esempio cito la necessità di prevedere turni notturni di reperibilità per far fronte alle sedute notturne d'Aula e/o Commissioni, sedute che ad oggi sono affrontate "semplicemente" con il proseguire del turno diurno che copre anche la notte.

Insomma il "risparmio" derivante dai tagli stipendiali ha innescato una discussione enorme sul contratto dei dipendenti Camera con effetti, proprio sotto il profilo economico, che potremmo definire semplicemente agghiaccianti. Con costi esorbitanti derivanti da risparmi limitati, futuri e soprattutto eventuali.


Ecco a voi il "costoso risparmio"

Si parla di costoso risparmio per i seguenti motivi:

1 - Le nuove curve retributive, come abbiamo detto, partono più in alto. Quindi Montecitorio sta pagando di più il personale neo assunto rispetto a quanto lo avrebbe pagato con le vecchie curve, l'unica differenza è che promette loro uno stipendio futuro più basso di quello che prometteva prima; 

2 - Le continue dimissioni del personale hanno comportato la necessità di reiterare più volte i concorsi per diverse figure professionali costringendo quindi la Camera ad affrontare molti costi;

3 - La spinta alla normalizzazione del contratto di lavoro comporterà la necessità di assumere molto più personale a cominciare proprio dagli agenti di polizia parlamentare che tante difficoltà sta avendo Montecitorio a trattenere in servizio.


E quindi

E quindi si prospetta una fase di aumenti certi del costo del lavoro, determinata dall'inizio della curva retributiva dei neoassunti che è più alta. A questi costi certi si aggiungono i costi, altrettanto certi, di selezione del personale che continua a dimettersi.

Nel momento poi in cui si arriverà a godere di un risparmio potenziale, ovvero quando intorno al decimo anno l'integrale delle retribuzioni di nuovo ordinamento saranno inferiori a quelle di vecchio ordinamento, bisognerà capire se si è riusciti a creare un gruppo di lavoratori disposti a lavorare con questi carichi di lavoro qualiquantitativi e con la prospettiva di NON arrivare mai a guadagnare bene o se sarà necessario aumentare il numero di dipendenti per alleggerire i carichi individuali e in che misura sarebbe poi necessario farlo.


Concludendo

La riduzione degli stipendi in carriera ha comportato già oggi un aumento dei costi. La promessa di una riduzione dei costi in futuro sembra impossibile da mantenersi.

Per quanto riguarda orari, carriera e smart vi rimando al Volume II



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