venerdì 18 marzo 2016

Camera dei deputati. Si discute di abolizione del diritto di sciopero

Camera dei deputati. Si discute di abolizione del diritto di sciopero

Nel tempo libero, quasi distrattamente, alla Camera dei deputati si sta discutendo dell’abolizione del diritto di sciopero o, per essere più precisi, del totale svuotamento del diritto, nella trasformazione dello sciopero in un atto formale cui è fatto divieto di impattare sulla produzione o, nientedimeno, sul prestigio del datore di lavoro.
Allo stato attuale l’abolizione non verrebbe applicata a tutti i lavoratori italiani, ma a sentire le dichiarazioni di molti politici che vorrebbero rendere quanto più vicini possibili il trattamento dei lavoratori oggetto della riforma e tutti i lavoratori italiani, potrebbe passare davvero poco tempo prima di un allargamento di tale singolarissima normazione a tutti i cittadini italiani.


A chi è rivolto (per adesso)




La platea di persone cui si rivolge è al momento, come detto, limitatissima trattandosi dei circa 1.200 dipendenti della Camera dei deputati e dei circa 600 dipendenti del Senato della Repubblica attualmente in servizio. Gli Uffici di presidenza di Camera e Senato hanno proposto ai sindacati parlamentari una serie di documenti che regoleranno il contratto dei dipendenti in servizio e di futura assunzione.


Perché c’è il rischio concreto che si possa applicare a tutti i lavoratori italiani?

Più volte esponenti politici di spicco hanno sottolineato la assoluta necessità di riavvicinare il trattamento dei dipendenti di Camera e Senato al trattamento generali dei lavoratori italiani. Conclusasi la prima parte, consistente nell’avvicinamento di Camera e Senato al mondo esterno, è evidente che ci sarà una seconda fase, avvicinamento del mondo esterno al contratto di Camera e Senato con un provvedimento del genere in pole position. Ma questa è solo la mia umilissima opinione personale.

Come funziona esattamente?

Il diritto di sciopero non viene esplicitamente abrogato, ma al suo esercizio vengono posti tali e tanti limiti da renderlo del tutto inefficace. Vediamo quali:
1) Viene esplicitamente imposto il divieto di impattare sulla produzione. Si può cioè fare sciopero liberamente ma quando il personale esercita il diritto di sciopero lo dovrà fare con modalità tali da non ostacolare in alcun modo il libero svolgimento dell’attività parlamentare.
2) Viene introdotta la figura dello sciopero lesivo del prestigio del datore di lavoro. Le modalità di sciopero che potranno essere considerate lesive del prestigio del datore di lavoro non sono tipizzate e del resto non sono neanche tipizzate le modalità NON lesive del prestigio del datore di lavoro, non è inoltre definito chi giudica lesive del prestigio del datore di lavoro le modalità di sciopero.
3) Il datore di lavoro decide se lo sciopero si tiene o no. Lo sciopero non può neanche essere proclamato per le giornate in cui si riunisce l’Assemblea, inoltre se dopo che lo sciopero viene proclamato, sono richiesti almeno 10 giorni di preavviso, venisse convocata l’Assemblea allora l’astensione dal lavoro è rinviata alla prima data utile o ad altra data proposta dai promotori.
4) Il datore di lavoro decide chi debba comunque lavorare in caso di sciopero. Laddove lo sciopero si tenga in una giornata in cui non si riunisce l’Assemblea ma una Commissione o un altro qualsiasi organo della Camera il datore di lavoro individua i dipendenti che dovranno comunque lavorare al fine garantire la piena funzionalità.
5) Anche a Camera chiusa il datore di lavoro può chiamare in servizio il personale aderente allo sciopero. Anche se lo sciopero avesse luogo in una giornata in cui non fosse prevista alcuna attività parlamentare viene comunque garantita la copertura dei servizi indispensabili. A tal uopo viene approvato dagli Uffici di Presidenza uno schema, nella procedura di approvazione di tale schema è previsto che vengano sentiti i sindacati. Il datore di lavoro può però derogare a tale schema e chiamare in servizio chi ritenga necessario.
6) Il personale che avrebbe voluto scioperare ma non può farlo, perché il datore di lavoro ha deciso così, può però comunicare per iscritto la richiesta di essere comunque conteggiato tra gli scioperanti. In tale caso, visto che il lavoratore è stato costretto dal datore di lavoro a lavorare, il lavoratore non sarà soggetto alla trattenuta sulla retribuzione.


Lo sciopero 2.0. Breve guida all’uso

1)  Lo sciopero non può impattare sulla produzione principale
2) Lo sciopero non può impattare su alcuna attività del datore di lavoro
3) Lo sciopero non può essere lesivo del prestigio del datore di lavoro
4) Qualcuno deciderà chi sarà a giudicare se uno sciopero è lesivo del prestigio del datore di lavoro, e potrebbe anche essere il datore di lavoro
5) Quando si fa sciopero lo decide il datore di lavoro
6) Chi fa sciopero lo decide il datore di lavoro
7) Chi, pur scioperando, dovrà lavorare lo stesso lo decide il datore di lavoro.




Esistono soluzioni alternative

Per risolvere la questione del diritto di sciopero dei dipendenti della Camera e del Senato esistono diverse soluzioni, la più facile è certamente la seguente.

“Statuto unico dei dipendenti del Parlamento
Articolo 17
Esercizio del diritto di sciopero
Al personale del Parlamento italiano non è riconosciuto il diritto di sciopero.”

Stesso risultato con un centesimo delle parole, chiaro, semplice e conciso.


Nessun commento:

Posta un commento