Finanza, economia, politica. Informazioni sulle pensioni e gli investimenti.

giovedì 1 dicembre 2016

La Grecia? Forse oggi sta messa molto meglio dell’Italia

Provando a confrontare qualche dato economico relativo all’Italia e alla Grecia emerge un quadro decisamente interessante. Dal lato ellenico si vede un Paese che ha vissuto un periodo durissimo ma che potrebbe, effettivamente, aver già superato i tempi più difficili e che vede diversi segnali di ripresa mentre dal lato italiano questi segnali di ripresa sono decisamente meno consistenti ed anzi emergono dei segnali di fragilità che potrebbero essere stati sottovalutati.

Due perché per il NO


Il mio voto di domenica è motivato principalmente da due aspetti, entrambi squisitamente tecnici.
Il primo è che la nuova architettura costituzionale potrebbe creare una forte conflittualità tra i due rami del Parlamento. Soprattutto se le due Camere esprimessero maggioranze differenti, cosa che mi sembra decisamente probabile, il nuovo Senato potrebbe sollevare ripetuti conflitti con la Camera e ciò potrebbe portare a pesanti rallentamenti, personalmente tenderei ad escludere un vero e proprio blocco, dell’attività legislativa rendendo inefficace se non quasi impossibile l’azione di governo.
Il secondo è che la riforma è una sorta di cul de sac da cui sarebbe estremamente difficile uscire. Visto infatti che il Senato conserva le sue competenze per quanto riguarda le riforme costituzionali e che ritengo molto probabile il crearsi di maggioranze diverse tra Camera e Senato, potrebbe essere estremamente difficile effettuare ulteriori riforme costituzionali con il rischio che il nuovo assetto, anche se dovesse risultare evidentemente inefficace, sarebbe pressoché permanente.

L’importante resta comunque assumersi le proprie responsabilità ed andare a votare domenica.

venerdì 25 novembre 2016

Fatturato e ordinativi. Dati negativi ma non più drammatici del consueto

Sono stati resi noti oggi dall’Istat i dati relativi all’andamento del fatturato e degli ordinativi dell’industria nel mese di settembre. Non lasciamoci prendere dal panico leggendo il dato relativo al raffronto rispetto al mese precedente e che vede il fatturato in flessione del 4,6 per cento e gli ordinativi tonfare del 6,8 per cento rispetto al mese di agosto, preoccupazione si, certo, ma i dati sono al momento da considerarsi solo negativi e non drammatici.

mercoledì 23 novembre 2016

Aumenta la soddisfazione dei cittadini. Ma attenzione ai “non dati”

L’Istat ha rilasciato la statistica relativa alla “Soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita”, una rilevazione del grado di soddisfazione personale attuato mediante la studio delle risposte a due serie di quesiti.
Insomma si tratta non di numeri esattamente quantificabili ma di numeri che riportano il sentimento, il sentire delle persone e delle famiglie. In una estrema semplificazione fatta tanto per intenderci è suppergiù la differenza tra “guadagni 3.000 euro al mese e quindi non rientri tra i poveri” e “su una scala da 1 a 10 dove 1 è povero e 10 è ricco tu dove ti metteresti?”.

Aumenta il giudizio complessivo sulle condizioni di vita
Dopo 5 anni negativi il dato comincia a salire rispetto al precedente anno 2015. In particolare migliorano i dati sulla percezione soggettiva della propria situazione economica e sulla soddisfazione degli occupati per il lavoro. Resta stabile la soddisfazione per la vita di relazione (famiglia e amici), salute e tempo libero.

Andamento strettamente legato all’età anagrafica
Il dato sulla soddisfazione appare fortemente correlato all’età anagrafica, con i giovani di età compresa tra i 14 ed 19 anni altamente soddisfatti contro il 34.4 per cento degli ultra 75enni.
Nonostante l’aumento però i dati non sono molto brillanti, ad esempio le persone soddisfatte della propria situazione economica aumentano passando dal 47.5 per cento nel 2015 al 50.5 per cento nel 2016.

Il cuore degli italiani batte sempre in famiglia
Sono le relazioni familiari a confermarsi la dimensione di maggiore soddisfazione degli italiani, con un bel 90.1 per cento di persone soddisfatte nel 2016, mentre si conferma la sfiducia negli ‘altri’ con il 78,1 per cento che ritiene che sia necessario “stare molto attenti” nei confronti degli altri contro un risicatissimo 19.7 per cento che ritiene che “gran parte della gente è degna di fiducia”.

Gli altri aspetti

Si riducono lievemente le persone che ritengono sia presente il rischio di criminalità nella zona in cui vivono (38,9 per cento) e aumentano quelle che si lamentano della sporcizia delle strade (33.0 per cento) o dei difficili collegamenti coi mezzi pubblici (32.9 per cento)

venerdì 4 novembre 2016

Dati Istat sull'occupazione in chiaroscuro ma emerge l’allarme demografico

Dai dati Istat relativi all’occupazione nel corso del mese di settembre arrivano notizie tutto sommato positive, con un lieve aumento sia degli occupati che dei disoccupati ma con quest’ultima variazione dipendente dalla forte riduzione degli inattivi.
Colpisce invece la forte riduzione della popolazione italiana di età compresa tra i 15 ed i 64 anni, un trend destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi anni.

lunedì 31 ottobre 2016

540mila in pensione dal 1980. Perché così pochi?

Ha suscitato molto scalpore il dato diffuso dall’Inps relativo alla decorrenza degli assegni pensionistici. Secondo l’Istituto temporaneamente guidato da Boeri sono circa 540mila i trattamenti previdenziali da anzianità, vecchiaia e reversibilità in pagamento da almeno 36 anni, ovvero liquidate nel 1980 o prima.
In particolare sono in pagamento, come si apprende dalle tabelle Inps sugli anni di decorrenza delle pensioni di vecchiaia ed anzianità e ai superstiti del settore privato e pubblico, circa 475mila trattamenti derivanti dal settore privato e circa 65mila derivanti dal pubblico. E’ necessario ricordare come siano esclusi sia gli assegni di invalidità previdenziale, sia quelli agli invalidi civili, sia gli assegni sociali.

Il dato secco. Sono troppe
Se ci si limita a leggere il dato secco, così come è fornito, questo numero potrebbe sembrare alto, troppo alto. Le pensioni risalenti a quell’epoca ‘premierebbero’ circa l’un per cento della popolazione e secondo la consueta, e apparentemente sempre gradita, narrazione giornalistica costituirebbero un grande ostacolo allo sviluppo del paese.

Il dato ragionato. Non sono poche, sono pochissime
Se però ci si sofferma un istante a ragionare sul dato il numero di trattamenti potrebbe essere fin troppo basso.
Vediamo perché.

venerdì 21 ottobre 2016

L’Italia e la demografia. La bomba al rallentatore che continua ad esplodere

Secondo i dati Istat relativi al primo semestre 2016 il driver della riduzione della popolazione in Italia sarà, per quest’anno, il crollo della natalità.
Già da anni infatti il numero dei nuovi nati in Italia continua a ridursi e il record dell’anno con meno nuovi nati dall’unità d’Italia , risalente appena al 2015 con 485mila unità, potrebbe essere frantumato già quest’anno.
In particolare nei primi sei mesi del 2015 erano venuti al mondo 236mila bebè, nei primi sei mesi del 2016 hanno invece visto la luce appena 221mila persone. La riduzione tra i due periodi è, per essere precisi, di 14.601 unità, pari a ben il 6,18 per cento.
Molto migliori, al capo opposto del ciclo vitale, i dati relativi al numero di decessi avvenuti nello stesso periodo del 2016, che fanno registrare quasi 315mila unità, con un calo decisamente consistente rispetto al precedente anno, anche in questo caso record. Nel primi sei mesi del 2015 erano infatti venute a mancare 339mila persone, e l’anno si era concluso con oltre 647mila decessi in totale. Il calo del numero dei decessi nei primi sei mesi è pari a quasi 25mila decessi in meno nel 2016 rispetto al 2015, pari ad una riduzione del 7,31 per cento.
Il saldo naturale che deriva da questi dati, cioè la differenza tra i morti ed i nuovi nati, nei primi sei mesi del 2016 continua quindi a descrivere un paese definibile ‘in via di estinzione’ con oltre 93mila cittadini in meno a giugno rispetto a gennaio.
Il flusso migratorio continua ad avere un saldo positivo sostenuto a più di 20mila unità, in decisissima accelerazione rispetto ai più 4.700 fatto segnare nei primi sei mesi del 2015  con un incremento in percentuale da lasciare a bocca aperta +324 per cento.