Finanza, economia, politica. Informazioni sulle pensioni e gli investimenti.

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venerdì 5 luglio 2019

Leggere i dati sull’economia. La storia dell’ESM raccontata dall’interno. Sovranisti od europeisti, un libro imperdibile


Pochi giorni fa è stato diffuso dall’ESM, uno degli enti che è stato protagonista assoluto della storia economica contemporanea, un libro che ripercorre quanto avvenuto negli ultimi anni.
Safeguarding the euro in times of crisis – The inside story of the ESM, questo è il titolo del libro, può essere scaricato gratuitamente dal sito dell’istituzione in formato PDF.
Lo European Stability Mechanism, lo ESM, ha iniziato le sue attività nel corso del mese di ottobre 2012, rendendo permanenti le attività svolte dal mese di agosto 2010 dal preesistente, e per l’appunto temporaneo, European Financial Stability Facility, lo EFSF, a sua volta nato da una preesistente iniziativa, la Greek Loan Facility.

venerdì 30 novembre 2018

Leggere i dati sull’economia. Perché un aumento della disoccupazione può essere una buona notizia


I dati Istat sull’occupazione pubblicati oggi vanno letti e compresi con particolare attenzione. Nonostante un piccolo aumento dei disoccupati sono infatti dati leggermente positivi, è solo necessario approfondirne i contenuti.

Prima di tutto qualche definizione
Ai fini della elaborazione delle statistiche sull’occupazione l’Istat divide la popolazione in età da lavoro, che convenzionalmente è quella compresa tra 15 e 64 anni di età, in tre gruppi, gli occupati, i disoccupati e gli inattivi.
Gli occupati sono coloro che un lavoro lo hanno, i disoccupati sono coloro che un lavoro lo cercano e gli inattivi sono coloro i quali un lavoro non lo hanno né lo cercano.
Ad esempio gli studenti universitari che non cercano lavoro sono considerati inattivi, ciò spiega come mai nella fascia di età tra i 15 ed i 24 anni il tasso di inattività è intorno al 74 per cento.
E’ questo terzo gruppo, quello degli inattivi, che riserva qualche sorpresa in quanto il suo numero è escluso dal conteggio della forza lavoro ed è dalle sue variazioni che può derivare un aumento della disoccupazione in presenza di dati positivi.

venerdì 23 novembre 2018

Leggere i dati sull’economia. Perché la Commissione Europea sanzionerà, forse, l’Italia


La Commissione Europea ha pubblicato nei giorni scorsi due documenti molto importanti per il nostro Paese con cui si annuncia l’inizio di una procedura di infrazione per i disavanzi eccessivi basata sul debito.
E’ la prima volta che un Paese subisce questa procedura quindi cerchiamo di capire a cosa sia dovuta  questa decisione.


venerdì 16 novembre 2018

Leggere i dati dell’economia. Come si interpretano i dati su fatturato e ordinativi dell’industria


Sono stati resi noti i dati Istat sull’andamento del fatturato e degli ordinativi dell’industria. Cosa significano questi dati? Come si leggono e come si interpretano?

Cosa sono fatturato e ordinativi dell’industria
L’indice sul fatturato misura l’andamento nel tempo delle vendite delle imprese industriali a prezzi costanti mentre l’indice degli ordinativi individua l’andamento del valore delle commesse ricevute dai clienti per le imprese che appunto lavorano su commessa.
Le industrie messe sotto la lente in questa analisi sono solo quella manifatturiera e quella estrattiva.

Cosa significano questi dati
Mentre l’indice del fatturato è rivolto al passato, segnala cioè ciò che è già successo nelle aziende, sono state effettuate le produzioni e si è chiuso il ciclo con la vendita dei prodotti, l’indice degli ordinativi è rivolto al futuro, ho ricevuto delle commesse, effettuerò la produzione e chiuderò con una futura vendita, che sarà segnalata nel’indice del fatturato prossimo venturo.

Cosa dicono i dati di oggi

giovedì 5 luglio 2018

Dalla curva di Laffer al box di Laffer. La tridimensionalizzazione della Curva di Laffer mediante l’applicazione della variabile tempo


La Curva di Laffer è la curva che lega il totale delle entrate di un Paese alla sua pressione fiscale.
Nella forma più semplice, ovvero bidimensionale, nota ai più, essa prevede l’esistenza di un introito in tasse da parte dello Stato pari a zero in caso di pressione fiscale pari a zero e di un medesimo introito fiscale pari a zero in caso di pressione fiscale pari al 100 per cento. Il perché di questa affermazione è, tutto sommato, piuttosto evidente.
Se lo Stato non opera alcuna imposizione fiscale non avrà alcun introito fiscale, e se invece adotta una pressione fiscale pari al 100 per cento nessuno sarà disposto a lavorare e quindi l’introito fiscale sarà comunque pari a zero.
Il percorso di questa parabola bidimensionale è piuttosto controverso, vediamolo.

martedì 5 giugno 2018

Pil 1° Trimestre 2018. Italia nella polvere, Grecia sugli scudi e la Germania solleva dubbi



Interessanti i dati relativi alla crescita dei Pil nei Paesi europei nel primo trimestre del 2018. Si conferma una buona crescita per l’area Euro, una crescita in accelerazione per la Grecia ed asfittica per l’Italia.

venerdì 25 maggio 2018

Spread. Sorpasso Italia – Grecia entro l’estate?

Lo spread, la differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli attualmente di riferimento, quelli tedeschi, ha comodamente preso possesso del centro palcoscenico, luogo dove resterà nei prossimi mesi. E visto che spesso, quando si parla di spread, si sente ripetere la litania “la Grecia è vicina” è forse il caso di notare come ormai la domanda relativa all’andamento degli spread italiano e greco non è più se avverrà il sorpasso, ma quando.
E a quest’ultima domanda, quando lo spread italiano sorpasserà quello greco, ipotizziamo una risposta. Il sorpasso potrebbe infatti avvenire entro il tramonto di questa dell’estate, o meglio entro la fine del mese di settembre.

mercoledì 16 maggio 2018

Impiegati pubblici in Italia. Talmente pochi da mettere a rischio la tenuta del sistema


Colpisce sempre la ormai macroscopica differenza tra la narrazione a proposito del Pubblico Impiego e la realtà descritta dai numeri .
A fronte infatti di un numero di dipendenti pubblici descritto come assolutamente eccessivo, una pletora, uno sterminato esercito gli aridi numeri ci dicono che l’Italia è un paese che ha molti meno dipendenti pubblici della media, così pochi da poter definire l’occupazione nella PA in Italia ‘anormalmente bassa’.

Lo studio di ADAPT
ADAPT, che come si legge dal loro sito è “l’associazione senza fini di lucro, fondata da Marco Biagi nel 2000 per promuovere, in una ottica internazionale e comparata, studi e ricerche nell’ambito delle relazioni industriali e di lavoro”, ha diffuso uno studio sul pubblico impiego in Italia, soprattutto in rapporto a Paesi a noi simili o comunque confrontabili.
Oltre ad una parte relativa ai meri dati è presente una parte propositiva contenente una serie di proposte per affrontare la questione. Qui vedremo in breve la sola parte numerica.

mercoledì 9 maggio 2018

Le Folli Follie di quella che potrebbe diventare la Parmalat greca


Una delle maggiori aziende quotate sul mercato greco, la Folli Follie, è accusata di aver truccato i suoi report. Il valore di mercato che era circa 1,1 miliardi di euro la scorsa settimana è crollato di quasi il 60 per cento. Circa 500 milioni di capitalizzazione bruciati in due sedute e l’accusa di poter essere la prossima Parmalat.

La storia in breve
Il gruppo greco Folli Follie è un marchio di produzione e distribuzione nel settore del fashion e del lusso, un marchio accreditato di una forte crescita e di una fortissima presenza internazionale, con circa 630 punti vendita in tutto il mondo e un fatturato provenienti dall’Asia pari ad oltre un miliardo di euro annui.
Gabriele Grego ha scritto per la Quintessential Capital Management un report investigativo dal titolo “Folli Follie: The other greek Parmalat” in cui accusa la società di aver gonfiato o comunque artefatto in qualche modo i propri conti.

Previsioni economiche UE. L’impietoso confronto tra Italia e Grecia


E’ stato divulgato il testo di maggio 2018 delle previsioni economiche approntate dal Direttorato Generale per gli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea.
Il testo è importante in quanto contribuisce a costituire l’ossatura su cui viene impalcato il processo decisionale delle effettive politiche della Commissione.

Un’occhiata ai dati e un impietoso confronto
Le previsioni per il nostro Paese sono generalmente decenti. Niente di eclatante, per carità, qualcosina si comincia a muovere, alcune dinamiche sembrano stabilmente sotto controllo ma contestualizzare le previsioni confrontandole impietosamente con il Paese a noi più vicino in tante classifiche, la Grecia, lascia a bocca aperta.
Noi sembriamo muoverci con lo sprint di una chiocciola blindata, i nostri cugini ellenici sembrano aver ritrovato la voglia di combattere delle Termopili. Attenzione però, sia a Roma che ad Atene i numeri non sembrano ancora essersi riversati nella vita vera, reale e soprattutto dura dei cittadini.

lunedì 18 dicembre 2017

Grecia. Più 60 per cento in 11 mesi. La grande fiesta è finita o si cambia solo pista da ballo?

Appena 11 mesi fa da queste stesse colonne consigliavo l’acquisto dei titoli greci. In un articolo il cui  titolo oggi suona profetico, “Tre buoni motivi per cui il 2017 potrebbe essere l’anno della rinascita greca”, prospettavo un rendimento eccellente per chi avesse avuto fiducia nell’economia greca nel corso di quest’anno. Ecco come è andata a finire.

L’economia, la Borsa di Atene ed i titoli di stato greci
Per l’andamento del pil greco nel 2017 avevo scommesso un centesimo sull’ottenimento di risultati superiori alle aspettative, con una crescita inclusa cioè tra il 3 ed il 3,5 per cento. Tale livello mi sembra ormai molto difficilmente raggiungibile e ciò che potrebbe vedersi realizzato è un pur sempre rispettabilissimo del 2 per cento o poco più.
Per la borsa greca il fondo di cui ho consigliato l’acquisto, l’ETF che replica la borsa di Atene, quotava tra gli 80 e gli 83 centesimi,  ha distribuito 2 centesimi di dividendo a luglio ed oggi quota circa 95 centesimi. Un rendimento di circa il 20 per cento in un anno. Interessante ma non sconvolgente.
Di tutt’altro passo l’andamento dei titoli di stato greci. Le scadenze che consigliavo di acquistare sono state oggetto di uno swap e sono quindi passate dai 60-63 centesimi di euro a 87 per chi non ha aderito allo swap o ai circa 94 per chi ha aderito allo swap. A ciò si aggiunge una cedola di 3 centesimi incassata a marzo. Un rendimento quindi di circa il 50 per cento in 11 mesi per chi non ha aderito allo swap e di circa il 60 per cento in 11 mesi per chi ha aderito.

giovedì 16 novembre 2017

La Grecia annuncia lo swap. Un altro passetto per la normalizzazione?

Dopo due mesi di voci è finalmente stato annunciato il tanto atteso swap dei titoli di stato greci.
Il governo di Atene ha formulato una proposta, piuttosto convincente, nei confronti degli attuali titolari dei bond con scadenza dal 2023 al 2042, quelli per capirci che erano stati rifilati agli investitori dopo l’haircut conseguente al default ellenico. Con questo swap Atene cerca di normalizzare gli scambi sui propri titoli di stato, concentrando le scadenze si spera di ottenere un volume decente di scambi su ciascuna delle scadenza, volumi che attualmente si distribuiscono tra le venti scadenze restando così troppo sottili.
Si conclude quindi la corsa di queste venti scadenze che hanno dato tantissime soddisfazioni a chi abbia avuto il coraggio di metterci qualche soldo un po’ di anni fa, al loro posto Atene offre uno scambio che raggruppa le scadenze, con lieve premio e con rendimenti iniziali lievemente maggiorati.

Come funziona la proposta di swap

mercoledì 19 luglio 2017

Demografia horror. Saremo 15 milioni in meno già negli anni ’30?


Incrociando un paio di dati dell’Istat emerge che la dinamica demografica del nostro Paese si avvierebbe ad un decremento della popolazione molto più rapido di quanto previsto.
In particolare la diminuzione della popolazione è, al momento, più rapida di quanto previsto nello scenario più pessimistico elaborato dall’Istat con riferimento al 2065, che prevede una riduzione in quell’anno di circa 15 milioni di residenti. L’accelerazione è tale che si potrebbe arrivare a quei numeri, popolazione ridotta da 60,6 a 45,6 milioni, un quarto in meno, già nel corso degli anni ’30.

venerdì 14 luglio 2017

10 ottimi motivi per cui chi lavora in Italia non dovrebbe investire neanche un centesimo nel nostro Paese

Conosco già l’obiezione principale, ma come si fa ad invitare gli italiani ad investire all’estero, cosa succederebbe se lo facessero tutti?
Risolviamo quindi, per prima cosa, questa obiezione.
Innanzitutto vale la pena di ricordare che ad ogni persona che lavora in Italia è concessa la facoltà di scegliere dove investire i propri risparmi, ciò dà ai cittadini un grosso potere contrattuale, se gli intermediari vi offrono prodotti ad alto costo e basso rendimento andatevene.  Se tanti italiani, ad esempio, valutassero i PIR di recente introduzione un pessimo affare e pochi o nessuno li sottoscrivesse si creerebbe la spinta ad offrire condizioni migliori, o a fare lobbing da parte degli intermediari per renderli obbligatori.
Anche alle imprese italiane è offerta la medesima possibilità, solo più in grande, con effetti maggiori, per motivazioni meno degne di tutela rispetto alla difesa del risparmio individuale e con maggiori danni sul bilancio del nostro Paese. Ad esempio se un’azienda esistente solo grazie a miliardi di sovvenzioni dirette e indirette da parte dello Stato italiano decide di spostare la sede a Londra o a Amsterdam, allo scopo principale di pagare meno tasse, sarebbe tutto regolare mentre se un addetto al D9 in una cava di pietre investe in Irlanda o in Bulgaria 15mila euro di liquidazione è uno scandalo, una minaccia al Paese?
Ma cosa succederebbe se lo facessero in tanti? Il Paese sarebbe costretto a reagire e non essendo prevedibili, al momento, limitazioni alla mobilità dei capitali, dovrebbe reagire offrendo prodotti finanziari migliori ed a costi inferiori, il che non mi appare un grande danno.

Ed ecco, suppergiù in ordine di importanza, i 10 ottimi motivi per cui chi lavora in Italia non dovrebbe investire un centesimo nel nostro Paese
1-      Diversificare, diversificare, diversificare
E’ davvero l’ABC del risparmiatore, non si mettono tutte le uova nello stesso paniere, non si mettono tutti i risparmi sullo stesso titolo, non ci si gioca il proprio futuro scommettendo tutto su un solo Paese, una sola azienda, un solo settore. Diversificare in maniera saggia consente di limitare i rischi, di limitare le eventuali perdite e di ritrovarsi comunque qualcosa in cassa.

martedì 24 gennaio 2017

Tre buoni motivi per cui il 2017 potrebbe essere l’anno della rinascita greca


“Eppur si muove”, calza bene all’economia greca  l’esclamazione messa in bocca a Galileo Galilei da Aristarco Scannabue.
Dopotutto, nonostante tutto, a dispetto di tutto e tutti l’economia greca lancia segnali di una vitalità insospettabile e inattesa.
Quanto di questi segnali si trasformeranno in crescita e occupazione già nel breve periodo lo si vedrà solo nei prossimi mesi ma pensare che il 2017 possa essere davvero l’anno della svolta per la martoriata Repubblica Ellenica è un’idea cui si può arrivare partendo dai dati economici recenti.
Vediamo quindi quali sono questi dati che potrebbero preludere ad una rinascita dell’economia greca nel corso del 2017

Prima però una precisazione
Nel corso di questo articolo verranno citati due strumenti finanziari, i titoli di stato greci e un ETF che replica l’andamento della borsa di Atene, che sono estremamente rischiosi e le cose rischiose vanno sempre trattate con la dovuta cautela. Ovvero, se avete paura di bruciarvi le dita non mettetevi a giocare con i cerini e la benzina. Investitore avvisato….


giovedì 1 dicembre 2016

La Grecia? Forse oggi sta messa molto meglio dell’Italia

Provando a confrontare qualche dato economico relativo all’Italia e alla Grecia emerge un quadro decisamente interessante. Dal lato ellenico si vede un Paese che ha vissuto un periodo durissimo ma che potrebbe, effettivamente, aver già superato i tempi più difficili e che vede diversi segnali di ripresa mentre dal lato italiano questi segnali di ripresa sono decisamente meno consistenti ed anzi emergono dei segnali di fragilità che potrebbero essere stati sottovalutati.

venerdì 25 novembre 2016

Fatturato e ordinativi. Dati negativi ma non più drammatici del consueto

Sono stati resi noti oggi dall’Istat i dati relativi all’andamento del fatturato e degli ordinativi dell’industria nel mese di settembre. Non lasciamoci prendere dal panico leggendo il dato relativo al raffronto rispetto al mese precedente e che vede il fatturato in flessione del 4,6 per cento e gli ordinativi tonfare del 6,8 per cento rispetto al mese di agosto, preoccupazione si, certo, ma i dati sono al momento da considerarsi solo negativi e non drammatici.

mercoledì 23 novembre 2016

Aumenta la soddisfazione dei cittadini. Ma attenzione ai “non dati”

L’Istat ha rilasciato la statistica relativa alla “Soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita”, una rilevazione del grado di soddisfazione personale attuato mediante la studio delle risposte a due serie di quesiti.
Insomma si tratta non di numeri esattamente quantificabili ma di numeri che riportano il sentimento, il sentire delle persone e delle famiglie. In una estrema semplificazione fatta tanto per intenderci è suppergiù la differenza tra “guadagni 3.000 euro al mese e quindi non rientri tra i poveri” e “su una scala da 1 a 10 dove 1 è povero e 10 è ricco tu dove ti metteresti?”.

Aumenta il giudizio complessivo sulle condizioni di vita
Dopo 5 anni negativi il dato comincia a salire rispetto al precedente anno 2015. In particolare migliorano i dati sulla percezione soggettiva della propria situazione economica e sulla soddisfazione degli occupati per il lavoro. Resta stabile la soddisfazione per la vita di relazione (famiglia e amici), salute e tempo libero.

Andamento strettamente legato all’età anagrafica
Il dato sulla soddisfazione appare fortemente correlato all’età anagrafica, con i giovani di età compresa tra i 14 ed 19 anni altamente soddisfatti contro il 34.4 per cento degli ultra 75enni.
Nonostante l’aumento però i dati non sono molto brillanti, ad esempio le persone soddisfatte della propria situazione economica aumentano passando dal 47.5 per cento nel 2015 al 50.5 per cento nel 2016.

Il cuore degli italiani batte sempre in famiglia
Sono le relazioni familiari a confermarsi la dimensione di maggiore soddisfazione degli italiani, con un bel 90.1 per cento di persone soddisfatte nel 2016, mentre si conferma la sfiducia negli ‘altri’ con il 78,1 per cento che ritiene che sia necessario “stare molto attenti” nei confronti degli altri contro un risicatissimo 19.7 per cento che ritiene che “gran parte della gente è degna di fiducia”.

Gli altri aspetti

Si riducono lievemente le persone che ritengono sia presente il rischio di criminalità nella zona in cui vivono (38,9 per cento) e aumentano quelle che si lamentano della sporcizia delle strade (33.0 per cento) o dei difficili collegamenti coi mezzi pubblici (32.9 per cento)

venerdì 4 novembre 2016

Dati Istat sull'occupazione in chiaroscuro ma emerge l’allarme demografico

Dai dati Istat relativi all’occupazione nel corso del mese di settembre arrivano notizie tutto sommato positive, con un lieve aumento sia degli occupati che dei disoccupati ma con quest’ultima variazione dipendente dalla forte riduzione degli inattivi.
Colpisce invece la forte riduzione della popolazione italiana di età compresa tra i 15 ed i 64 anni, un trend destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi anni.

lunedì 31 ottobre 2016

540mila in pensione dal 1980. Perché così pochi?

Ha suscitato molto scalpore il dato diffuso dall’Inps relativo alla decorrenza degli assegni pensionistici. Secondo l’Istituto temporaneamente guidato da Boeri sono circa 540mila i trattamenti previdenziali da anzianità, vecchiaia e reversibilità in pagamento da almeno 36 anni, ovvero liquidate nel 1980 o prima.
In particolare sono in pagamento, come si apprende dalle tabelle Inps sugli anni di decorrenza delle pensioni di vecchiaia ed anzianità e ai superstiti del settore privato e pubblico, circa 475mila trattamenti derivanti dal settore privato e circa 65mila derivanti dal pubblico. E’ necessario ricordare come siano esclusi sia gli assegni di invalidità previdenziale, sia quelli agli invalidi civili, sia gli assegni sociali.

Il dato secco. Sono troppe
Se ci si limita a leggere il dato secco, così come è fornito, questo numero potrebbe sembrare alto, troppo alto. Le pensioni risalenti a quell’epoca ‘premierebbero’ circa l’un per cento della popolazione e secondo la consueta, e apparentemente sempre gradita, narrazione giornalistica costituirebbero un grande ostacolo allo sviluppo del paese.

Il dato ragionato. Non sono poche, sono pochissime
Se però ci si sofferma un istante a ragionare sul dato il numero di trattamenti potrebbe essere fin troppo basso.
Vediamo perché.