Finanza, economia, politica. Informazioni sulle pensioni e gli investimenti.

Visualizzazione post con etichetta Crisi; Legge TruffalDini; Pensioni. Mostra tutti i post
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mercoledì 15 novembre 2017

I cinquantenni di oggi, i trentenni di oggi e le loro pensioni.

I trentenni avranno pensioni più basse ma i cinquantenni sono maggiormente a rischio di fallimento

A causa della serie di riforme pensionistiche che si sono succedute a ripetizione nel nostro Paese si è venuta a creare una evidente ingiustizia che vede puniti i lavoratori più giovani. Ad essi è infatti riservato il calcolo dell’assegno pensionistico col molto meno vantaggioso sistema contributivo puro, in realtà tale sistema è riservato ad essi ed ai deputati ma questa è un’altra storia.
A causa principalmente delle modalità di calcolo dell’assegno pensionistico, cui vanno aggiunte le carriere discontinue ed i buchi contributivi che accompagneranno questi ragazzi alla pensione, i nati dagli anni ’80 in poi affronteranno la terza età con assegni decisamente più bassi. La fascia di età che maggiormente a rischio potrebbe però essere quella dei cinquantenni. Potrebbero infatti essere i nati negli anni ’60 ad avere le sorprese più amare al momento di smettere di lavorare.
Questo deriva da una serie di eventi, alcuni certi e altri solo probabili, che colpiranno o potrebbero colpire queste due generazioni.

martedì 13 dicembre 2016

Ha ancora senso aspettarsi una pensione in Italia?

Per chi è nato dagli anni ‘60 in poi il sogno della meritata pensione riuscirà un giorno ad avverarsi o resterà, appunto, un sogno fino all’ultimo?
Le scuole di pensiero contrapposte sono sostanzialmente due, da una parte molti dei connazionali più giovani che ritengono che non arriveranno mai a percepire una qualsiasi forma di assegno pensionistico, dall’altra parte una consistente quota di persone che ritiene che in qualche modo i soldi per le pensioni usciranno perché i contributi sono stati versati. Com’è del resto ovvio ambedue gli schieramenti basano il loro ragionamento su alcuni punti condivisibili.

Pensione. Chi deve preoccuparsi di più?
Non tutti gli aspiranti pensionati devono nutrire il medesimo timore sul proprio futuro pensionistico. Potremmo in effetti suddividere i fattori di rischio in tre fasce. La prima fascia sono i nati fino a circa il 1980, la cui pensione è a fortissimo rischio perché i nati dal 1960 al 1980 sono molto numerosi e si affacceranno all’età della pensione in modo massiccio.

lunedì 31 ottobre 2016

540mila in pensione dal 1980. Perché così pochi?

Ha suscitato molto scalpore il dato diffuso dall’Inps relativo alla decorrenza degli assegni pensionistici. Secondo l’Istituto temporaneamente guidato da Boeri sono circa 540mila i trattamenti previdenziali da anzianità, vecchiaia e reversibilità in pagamento da almeno 36 anni, ovvero liquidate nel 1980 o prima.
In particolare sono in pagamento, come si apprende dalle tabelle Inps sugli anni di decorrenza delle pensioni di vecchiaia ed anzianità e ai superstiti del settore privato e pubblico, circa 475mila trattamenti derivanti dal settore privato e circa 65mila derivanti dal pubblico. E’ necessario ricordare come siano esclusi sia gli assegni di invalidità previdenziale, sia quelli agli invalidi civili, sia gli assegni sociali.

Il dato secco. Sono troppe
Se ci si limita a leggere il dato secco, così come è fornito, questo numero potrebbe sembrare alto, troppo alto. Le pensioni risalenti a quell’epoca ‘premierebbero’ circa l’un per cento della popolazione e secondo la consueta, e apparentemente sempre gradita, narrazione giornalistica costituirebbero un grande ostacolo allo sviluppo del paese.

Il dato ragionato. Non sono poche, sono pochissime
Se però ci si sofferma un istante a ragionare sul dato il numero di trattamenti potrebbe essere fin troppo basso.
Vediamo perché.

martedì 3 maggio 2016

Busta arancione? I dipendenti della Camera l’hanno avuta, dal sindacato, 10 anni fa

Ai dipendenti della Camera dei deputati la busta arancione è stata consegnata a dicembre 2007. In realtà non era arancione e nella busta c’era una lettera indirizzata all’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati. A consegnarla però non è stato l’ente di previdenza ma il sindacato OSA che durante una delle numerose riforme previdenziali che si sono succedute nel Paese si prese la briga di mettersi a far di conto e stimò il rapporto di copertura, ovvero il rapporto tra la prima pensione e l’ultimo stipendio, dei dipendenti della Camera dei deputati.
Quei dati ora sono superati, al ribasso, dal fatto che l’attuale sistema previdenziale, basato sulla Riforma Fornero che come noto è applicata anche ai dipendenti del Parlamento, ha previsto ulteriori tagli derivanti soprattutto dalle modifiche alle tabelle di conversione, quelle tabelle che prevedono la conversione del montante contributivo individuale in pensione.
Ma già all’epoca la ‘busta arancione’ dei dipendenti della Camera fece un certo scalpore.

sabato 19 dicembre 2015

Pensionati Inps e Camera. Confronto e riflessioni

Molti pensano che alla Camera dei deputati sia stata applicata in pieno la riforma Fornero delle pensioni, cosa che porterebbe a una certa vicinanza delle età medie di pensionamento dei dipendenti Camera e dei contribuenti INPS. Vicinanza che non esiste affatto.
Due sono le cause che ritengo possibile identificare come responsabili della differenza tra l'età media di pensionamento alla Camera e tra i contribuenti INPS, la prima è la struttura premiale della retribuzione Camera, sapere che tra due anni si percepirà un aumento seppur piccolo di stipendio potrebbe infatti spingere a restare al lavoro ancora un po'. Dall'altro lato c'è l'esistenza di requisiti ulteriori rispetto alla Fornero per accedere a pensione.

venerdì 9 agosto 2013

Detroit fallisce, salva le banche ma non i pensionati. Un precedente che farà scuola?

Dopo la richiesta di ammissione alle procedure fallimentari presentata lo scorso 18 luglio la città di Detroit è diventata la più grande città statunitense a dichiarare bancarotta. Il problema del fallimento di una città così grande potrebbe però essere non nei numeri e nella sofferenza che assicurerà oggi ai propri creditori, a cominciare dai pensionati, ma nella malsana lezione che impartisce che le banche sono più preziose dei pensionati. Detroit potrebbe infatti trovarsi nella situazione di dover tagliare  i propri debiti nei confronti di debitori contrattuali meno garantiti rispetto alle banche, ovvero tagliare le pensioni in essere per ripagare le banche.

giovedì 12 luglio 2012

Sul buco Inps Inpdap la Fornero crea ancora scompiglio. E se fosse un genio?

Devo ammettere che il Ministro Fornero stavolta ha giocato al meglio le sue carte.
Dopo la notizia lanciata dal Comitato di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps in merito al super buco dell’Inpdap, circa 6 miliardi quest’anno e 7 per ciascuno dei prossimi due anni, il Ministro con la lacrima ha visto realizzarsi un sogno.
I lavoratori privati se la prendono con i pubblici, i neo pensionati da 1.000 euro al mese danno addosso a quelli da 1.400 e nessuno si prende più la briga di comprendere quali sono le ragioni del buco, le radici fertili in cui affonda il disequilibrio.

mercoledì 28 marzo 2012

Buste paga alleggerite da tasse e rigore. Non si ammazzano così anche i cavalli?

E’ arrivata in punta di piedi, senza il solito battage pubblicitario che solo una forte opposizione in Parlamento può garantire.

Negli ultimi giorni solo con una certa attenzione siamo riusciti a percepire i consueti slogan aggressivi contro chi mette le mani nelle tasche degli italiani o che accusano il governo di ridurre sul lastrico la classe media.

venerdì 17 febbraio 2012

Ma quanto pesa un punto di Pil sulle pensioni?

In tema di pensione con il sistema contributivo viene spesso trascurato l’entità del pedaggio che le giovani generazioni pagheranno domani, tra dieci o tra quaranta anni, in termini di riduzione dell’assegno pensionistico causato da anni di ridotta crescita del Pil reale.

mercoledì 8 febbraio 2012

Ma che fine ha fatto la rivalutazione dei montanti contributivi?

Si è parlato così tanto della riforma pensionistica che sembra essere stata rimossa dalla memoria collettiva la questione della rivalutazione dei montanti contributivi.
Uno dei colpi di genio per ridurre in maniera del tutto arbitraria l’assegno di pensione dei lavoratori fu infatti il meccanismo di rivalutazione dei contributi inventato dalla Riforma Dini.

martedì 27 dicembre 2011

Inps. Le nuove pensioni crollano ed il Presidente straparla

Crollano le nuove pensioni nei primi 11 mesi del 2011, facendo registrare addirittura un meno 29,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A far registrare il calo maggiore sono state le pensioni di vecchiaia, che prevedevano una eta' anagrafica di 65 anni per gli uomini e di 60 le donne secondo le norme vigenti fino al 2011, età però che diveniva 66 e 61 con la finestra mobile.

venerdì 2 dicembre 2011

L’ossessione tutta italiana dei tagli alle pensioni e gli strani silenzi sul Metodo Contributivo

Potrebbe essere una nuova patologia, una forma di rifiuto e di non accettazione del passare del tempo e dell’invecchiare, fatto sta che l’ossessione monotematica che da quasi vent’anni coglie chiunque occupi una qualsiasi poltrona in Italia solleva qualche interrogativo.
Il taglio delle pensioni, seppur sempre travestito da riforma e motivato dalla difficile sostenibilità del sistema preesistente, è divenuto ormai un mantra, un ritornello ossessivo che si ripete senza più attivare alcuna capacità critica sull’argomento.

mercoledì 2 novembre 2011

2011, l’anno della beffa previdenziale

Per la prima volta i contributi dei lavoratori verranno rivalutati ad un tasso inferiore a quello dell’inflazione  

Pochi ricordano che una delle geniali astuzie per defraudare i lavoratori di ampie parti della propria pensione è nascosta nel singolarissimo sistema con cui vengono rivalutati i contributi versati anno dopo anno dai lavoratori.

Con il meccanismo inventato dalla Riforma Dini i contributi di ogni lavoratore vengono versati all’ente previdenziale di appartenenza e ogni anno si sommano progressivamente. Il totale dei contributi versati vengono annualmente “rivalutati” e costituiranno, alla fine della carriera di ogni lavoratore, il cosiddetto Montante Contributivo Individuale, sulla base del quale verrà poi liquidata la pensione.

Ovviamente più alto sarà il Montante Contributivo Individuale e più alta sarà la pensione che verrà assegnata al lavoratore. Un ottimo sistema per ridurre le pensioni è quindi fare in modo che questo Montante resti il più basso possibile, ad esempio operando sul sistema con cui vengono “rivalutati” i contributi dei lavoratori.

Attualmente tali contributi sono adeguati, secondo la previsione dell’art,1 comma 9 della Legge 335 del 1995, altrimenti nota come Legge TruffalDini, ad un tasso annuo di capitalizzazione che è dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) nominale, con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare.