Finanza, economia, politica. Informazioni sulle pensioni e gli investimenti.

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mercoledì 19 giugno 2024

Dipendenti di Montecitorio. Nuove curve vecchie menzogne?

 

Già ai tempi d’oro del dinamico duo Stella e Rizzo, tempi d’oro per loro visti i soldi che si sono riusciti ad alzare, si era venuta a creare una grossa differenza tra la realtà reale e la realtà descritta dai due bravi,  anzi ad un certo punto la differenza tra il mondo immaginario creato dai nostri fantasiosi romanzieri e il mondo reale in cui si svolgeva la vita dei dipendenti della Camera era divenuta clamorosa, una piccola aggiunta lì, una piccola omissione là e un pochino di sana fantasia e il piatto era servito. Come dimenticare l’attacco agli stipendi degli elettricisti della Camera, che hanno il trascurabile vezzo di non esistere ma che sarà mai, o all’inesistente stipendio al quarantesimo anno di servizio ai barbieri assunti a quarant’anni di età.

Sullo stimolo dei capostipiti tutta una generazione di persone che scrivono cose sui giornali in cambio di utilità in moneta hanno seguito le orme del dinamico duo ed hanno continuato ad inventare cose clamorose fino ad arrivare ad  ottenere il celebre taglio dello stipendio dei dipendenti della Camera. Per carità non che scrivessero approfonditi studi sugli stipendi degli idraulici della Camera (che insistono a non esistere) allo scopo di ottenere questo taglio ma il risultato è stato questo.

Poi è successa una cosa davvero brutta.


lunedì 24 settembre 2018

Di Casta, di élite, di Rizzo e di fandonie


Qualche giorno fa Sergio Rizzo ha pubblicato un lungo e puntiglioso articolo in cui stigmatizzava il fatto che ormai in molti Paesi sviluppati sia in atto un totale rigetto nei confronti delle “élite intelletualoidi” che vengono ormai viste come nemico da abbattere, l’incarnazione di un concetto che ha fatto felice sia Rizzo che il suo compagno di merende, Stella: la Casta.
Sembrerebbe emergere quasi un pentimento da parte del nostro autore preferito di fantacontabilità, una presa di coscienza del fatto che potrebbe essere stato un tantinello esagerato portare avanti per oltre un decennio una campagna di annichilimento nei confronti della Pubblica Amministrazione del Belpaese; un decennio che ha portato certamente notevoli incassi al dinamico duo Rizzo e Stella in termini di diritto d’autore ma che ha avuto anche effetti collaterali di cui Rizzo comincia, evidentemente, ad accorgersi.

mercoledì 16 maggio 2018

Impiegati pubblici in Italia. Talmente pochi da mettere a rischio la tenuta del sistema


Colpisce sempre la ormai macroscopica differenza tra la narrazione a proposito del Pubblico Impiego e la realtà descritta dai numeri .
A fronte infatti di un numero di dipendenti pubblici descritto come assolutamente eccessivo, una pletora, uno sterminato esercito gli aridi numeri ci dicono che l’Italia è un paese che ha molti meno dipendenti pubblici della media, così pochi da poter definire l’occupazione nella PA in Italia ‘anormalmente bassa’.

Lo studio di ADAPT
ADAPT, che come si legge dal loro sito è “l’associazione senza fini di lucro, fondata da Marco Biagi nel 2000 per promuovere, in una ottica internazionale e comparata, studi e ricerche nell’ambito delle relazioni industriali e di lavoro”, ha diffuso uno studio sul pubblico impiego in Italia, soprattutto in rapporto a Paesi a noi simili o comunque confrontabili.
Oltre ad una parte relativa ai meri dati è presente una parte propositiva contenente una serie di proposte per affrontare la questione. Qui vedremo in breve la sola parte numerica.

martedì 9 gennaio 2018

I giornalisti italiani e l'inesistente stipendio dell'inesistente elettricista della Camera

Vi confesso che, alla fin fine, questi affermati giornalisti italiani mi fanno anche un po’ di tenerezza. In questo periodo di pre campagna elettorale si sono nuovamente cimentati in questa impresa di sputare fango sulle istituzioni del nostro Paese, in particolare sulla Camera dei deputati e mannaggia anche stavolta non riescono ad imbroccarne una neanche per sbaglio.
Vediamo insieme le simpatiche menzogne che spacceranno a piene mani anche nel corso di questa stagione elettorale i prodi alfieri della informazione (dis?).

mercoledì 15 novembre 2017

I cinquantenni di oggi, i trentenni di oggi e le loro pensioni.

I trentenni avranno pensioni più basse ma i cinquantenni sono maggiormente a rischio di fallimento

A causa della serie di riforme pensionistiche che si sono succedute a ripetizione nel nostro Paese si è venuta a creare una evidente ingiustizia che vede puniti i lavoratori più giovani. Ad essi è infatti riservato il calcolo dell’assegno pensionistico col molto meno vantaggioso sistema contributivo puro, in realtà tale sistema è riservato ad essi ed ai deputati ma questa è un’altra storia.
A causa principalmente delle modalità di calcolo dell’assegno pensionistico, cui vanno aggiunte le carriere discontinue ed i buchi contributivi che accompagneranno questi ragazzi alla pensione, i nati dagli anni ’80 in poi affronteranno la terza età con assegni decisamente più bassi. La fascia di età che maggiormente a rischio potrebbe però essere quella dei cinquantenni. Potrebbero infatti essere i nati negli anni ’60 ad avere le sorprese più amare al momento di smettere di lavorare.
Questo deriva da una serie di eventi, alcuni certi e altri solo probabili, che colpiranno o potrebbero colpire queste due generazioni.

mercoledì 2 agosto 2017

Vitalizi. La Consulta potrebbe approvarne la rideterminazione

Eppure la Corte Costituzionale potrebbe approvare il ricalcolo dei vitalizi in essere previsto dalla proposta Richetti. Nonostante tutta la rassegnazione e la rabbia che si leggono nei commenti di chi già sa che la Corte respingerà ma anche nonostante tutta la preoccupazione di chi pensa che è solo il primo passo per ricalcolare tutte le pensioni col contributivo i giudici della Consulta potrebbero percorrere una strada che consentirebbe loro di far passare la, allora ed eventualmente, Legge Richetti sul ricalcolo dei vitalizi in essere.

Prima però chiariamo tre punti
L’argomento vitalizi è delicato quindi chiariamo subito tre punti.

martedì 3 maggio 2016

Busta arancione? I dipendenti della Camera l’hanno avuta, dal sindacato, 10 anni fa

Ai dipendenti della Camera dei deputati la busta arancione è stata consegnata a dicembre 2007. In realtà non era arancione e nella busta c’era una lettera indirizzata all’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati. A consegnarla però non è stato l’ente di previdenza ma il sindacato OSA che durante una delle numerose riforme previdenziali che si sono succedute nel Paese si prese la briga di mettersi a far di conto e stimò il rapporto di copertura, ovvero il rapporto tra la prima pensione e l’ultimo stipendio, dei dipendenti della Camera dei deputati.
Quei dati ora sono superati, al ribasso, dal fatto che l’attuale sistema previdenziale, basato sulla Riforma Fornero che come noto è applicata anche ai dipendenti del Parlamento, ha previsto ulteriori tagli derivanti soprattutto dalle modifiche alle tabelle di conversione, quelle tabelle che prevedono la conversione del montante contributivo individuale in pensione.
Ma già all’epoca la ‘busta arancione’ dei dipendenti della Camera fece un certo scalpore.

mercoledì 9 marzo 2016

Sindacati e Reggia di Caserta. E se la celebre lettera la leggessimo?

 Da giorni rimbalza sui media la ‘notizia’ della lettera dei sindacati al direttore della Reggia di Caserta centrata sul fatto che il direttore stesso lavora troppo e questo ai sindacati non starebbe bene.
Una notizia succosa su cui si è gettato a capofitto anche il presidente del Consiglio, ma una notizia che sembra troppo bella per essere vera, frutto più di una invenzione che del lavoro di un qualsiasi sindacalista di periferia.
Compito dei giornalisti è però quello di raccontare la verità, non di crearla, e quindi ci siamo presi la briga di  leggere questa famosa lettera ed il risultato è stato quello di realizzare, ancora una volta, della differenza immensa tra la narrativa filorenziana e la realtà su cui quella stessa narrativa è basata.
Ma è davvero incentrata sul direttore della Reggia?
In realtà la lettera solleva quattro questioni, nessuna delle quali attinenti all’orario del direttore, due questioni sono squisitamente tecniche, la richiesta di attivare il nuovo sistema di rilevazione delle presenze e la segnalazione che “il Direttore disattende l’attuale legislazione che lega l’apertura degli spazi museali in funzione del numero degli addetti”.

venerdì 15 gennaio 2016

Ma quanto si risparmia pagando un po’ in più i dipendenti della Camera?

E’ opinione di parecchie persone, e soprattutto di molte delle ‘guide del pensiero’ che spiegano ai nostri concittadini cosa pensare, che gli stipendi della Camera siano troppo alti.
Secondo queste persone si potrebbe risparmiare tagliando gli stipendi e ‘facendo come si fa nelle altre democrazie’.
Ma fare come fanno gli altri quanto costerebbe al bilancio dello Stato e quindi ai contribuenti? Facciamo qualche conticino e qualche confronto.

Il confronto tra Camera dei deputati e House of Commons
Per effettuare un confronto prendiamo due camere elettive con costi complessivi simili, la Camera dei deputati italiana e la House of Commons inglese.

sabato 19 dicembre 2015

Pensionati Inps e Camera. Confronto e riflessioni

Molti pensano che alla Camera dei deputati sia stata applicata in pieno la riforma Fornero delle pensioni, cosa che porterebbe a una certa vicinanza delle età medie di pensionamento dei dipendenti Camera e dei contribuenti INPS. Vicinanza che non esiste affatto.
Due sono le cause che ritengo possibile identificare come responsabili della differenza tra l'età media di pensionamento alla Camera e tra i contribuenti INPS, la prima è la struttura premiale della retribuzione Camera, sapere che tra due anni si percepirà un aumento seppur piccolo di stipendio potrebbe infatti spingere a restare al lavoro ancora un po'. Dall'altro lato c'è l'esistenza di requisiti ulteriori rispetto alla Fornero per accedere a pensione.

giovedì 17 dicembre 2015

Barberia della Camera dei deputati. Titoli di coda?

Da fonti giornalistiche apprendo che la barberia della Camera sembrerebbe destinata alla chiusura.
Repubblica in particolare ha pubblicato qui  una analisi del perché verrebbe chiusa la barberia.
La notizia ha riscosso un certo interesse anche sui media e merita un ragionamento.

1) Visto che la stragrande maggioranza dei dipendenti della Camera non ha accesso alla barberia, che viene utilizzata invece da parlamentari, membri del governo e giornalisti, la chiusura non cambia assolutamente nulla per chi alla Camera ci va a lavorare. La chiudono o no, ai dipendenti importa veramente poco.

2) Il costo complessivo dei dipendenti è lordo e personalmente sono convinto che quando si parla del costo di un dipendente pubblico si debba ragionare in termini di netto. Mi spiego, il costo complessivo di consumi, manutenzioni e di SETTE barbieri ammonterebbe, secondo i dati resi pubblici da Repubblica, a circa 500 mila euro annui. Ipotizziamo che quasi tutti siano da addebitare ai dipendenti, facciamo 450mila annui a cui corrispondono circa 250mila netti. Lo Stato trasferisce 450mila euro alla Camera per pagare questi stipendi e ne reincassa 200mila in tasse, e quindi l'esborso reale per questi stipendi a carico della della collettività resta fermo a 250mila euro, poco meno di 36mila euro annui per ciascun barbiere della Camera. A cui vanno aggiunti gli altri 50mila per consumi e manutenzioni arrivando ad un costo totale di circa 300mila euro.
A fronte di questi costi si hanno incassi per poco meno di 100mila euro annui, il che lascia un disavanzo di circa 200mila euro annui.

Ma ci sono altre soluzioni per raddrizzare i conti della barberia?
Pur ricordando come alla quasi totalità dei dipendenti Camera dell'esistenza in vita della barberia non gliene importi un fico secco sono emersi dalle chiacchiere ai tavoli della mensa, si a pranzo non si parla di pallone, due soluzioni principali alternative alla chiusura del servizio di barberia.
La prima è puntare all'aumento degli incassi ad esempio aprendo il servizio a tutti. Turisti e cittadini avrebbero quindi  quindi la possibilità di una messa in piega o di barba e capelli in questo locale storico ai medesimi prezzi dei parlamentari. Ci si è addirittura spinti a proporre un periodo di prova di un anno per verificare la risposta del pubblico all'offerta.
La seconda è di dare in affitto il locale ad un coiffeur, in fondo l'incasso attendibile da parte di chi volesse aprire la propria bottega a Montecitorio è noto, i già citati 100mila euro annui scarsi, e la Camera potrebbe incassare qualcosa dal servizio invece di spendere.

Resta però da segnalare la simpatica faccia di bronzo con cui Repubblica smentisce se stessa. Secondo l'autore, come già detto, il costo complessivo di consumi, manutenzioni e di SETTE barbieri ammonterebbe a circa 500 mila euro annui, a luglio 2014 lo stesso giornale attaccava gli stipendi della Camera titolando "136mila euro al barbiere" e a quanto mi risulta 7 per 136mila fa MOLTO più di 500mila,

Ps Riservato ai giornalisti di Repubblica. 7 per 136mila fa 952mila. L'oscura operazione utilizzata per questo ardito conteggio si chiama moltiplicazione

venerdì 9 agosto 2013

Detroit fallisce, salva le banche ma non i pensionati. Un precedente che farà scuola?

Dopo la richiesta di ammissione alle procedure fallimentari presentata lo scorso 18 luglio la città di Detroit è diventata la più grande città statunitense a dichiarare bancarotta. Il problema del fallimento di una città così grande potrebbe però essere non nei numeri e nella sofferenza che assicurerà oggi ai propri creditori, a cominciare dai pensionati, ma nella malsana lezione che impartisce che le banche sono più preziose dei pensionati. Detroit potrebbe infatti trovarsi nella situazione di dover tagliare  i propri debiti nei confronti di debitori contrattuali meno garantiti rispetto alle banche, ovvero tagliare le pensioni in essere per ripagare le banche.

giovedì 12 luglio 2012

Sul buco Inps Inpdap la Fornero crea ancora scompiglio. E se fosse un genio?

Devo ammettere che il Ministro Fornero stavolta ha giocato al meglio le sue carte.
Dopo la notizia lanciata dal Comitato di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps in merito al super buco dell’Inpdap, circa 6 miliardi quest’anno e 7 per ciascuno dei prossimi due anni, il Ministro con la lacrima ha visto realizzarsi un sogno.
I lavoratori privati se la prendono con i pubblici, i neo pensionati da 1.000 euro al mese danno addosso a quelli da 1.400 e nessuno si prende più la briga di comprendere quali sono le ragioni del buco, le radici fertili in cui affonda il disequilibrio.

giovedì 22 marzo 2012

Per me che dell'articolo 18 sono figlio.....

Se vi state chiedendo a cosa serva, in fondo, questo celebre Articolo 18 allora vi racconto una storia.
Fino alla seconda metà degli anni 90 del secolo scorso in provincia di Caserta c’era una grande azienda, i suoi molteplici campi di attività l’avevano resa piuttosto famosa in tutta la penisola e il fatturato contato in decine di miliardi l’avevano trasformata nel principale motore economico della provincia.
Un giorno, era di gennaio, l’azienda smise di pagare gli stipendi ai propri dipendenti, la crisi mordeva ed i dipendenti avrebbero dovuto pazientare.

mercoledì 7 marzo 2012

La riforma pensionistica dei miei sogni. Chiudere l’INPS

Forse è rimasta l’unica soluzione per impedire ad una generazione di perpetrare ai danni delle generazioni che seguiranno ciò che è stato fatto ai danni della nostra ed ancor più della generazione che subito segue la nostra in campo previdenziale. L’unico sistema per garantire equità e giustizia.


Superare la funzione previdenziale dell’Inps con la sua riduzione a struttura meramente assistenziale.

mercoledì 12 ottobre 2011

Costruirsi una pensione integrativa - Capitolo 1

Piccolo manuale per la costruzione di un pensionamento migliore


Capitolo 1 - Perché farlo?

E soprattutto la domanda più interessante, perché farlo ora?
Sul perché farlo c’è poco da dire, il tenore di vita dei futuri pensionati si baserà su tre pilastri. La pensione

venerdì 30 settembre 2011

Caro amico ministeriale ti scrivo

Caro amico ho letto, con un certo stupore, la strabiliante notizia che il portavoce del Ministro della Istruzione, in seguito alla comica gaffe del tunnel Ginevra - Gran Sasso, si è dimesso dall'incarico di portavoce ma ha deciso di mantenere l'altro incarico, conferitogli dal Ministro stesso fin dal  2009, di Direttore Generale della Direzione per lo studente, l'integrazione, la partecipazione e la comunicazione.

Che tu sia dipendente dell'Istruzione o della Giustizia, delle Finanze o della Difesa, ho avvertito la necessità di scriverti e di testimoniarti la mia vicinanza in un momento come questo.

L'ormai ex portavoce del Ministro ha deciso, dopo una figuraccia di dimensioni così colossali di cui prende in carico con le dimissioni ogni responsabilità, che non può più essere il portavoce di chi lo ha selezionato, di chi lo ha scelto intuitu personae, di chi ha messo nero su bianco che di lui e solo di lui si fida per l'incarico di portavoce.

Il Ministero però continuerà ad utilizzare questa persona e, piuttosto sorprendentemente, non per scaricare pesanti colli e spalare letame ma per fare, a spese dei contribuenti, il Direttore Generale di una direzione che
si occupa di comunicazione.

E come Direttore Generale utilizzerà il personale del Ministero, personale molto preparato e spesso di totale eccellenza, aggiornato e appassionato, personale che ha superato uno o più concorsi per l'assunzione e per fare un po' di carriera.

Personale che si troverà a lavorare con l'uomo del tunnel.

Ed il problema va oltre l'incidente di percorso che ha fatto emergere il livello dell'uomo, il problema è il livello della classe dirigente che viene propinata ai ministeri.

Gli incarichi di dirigente visti come premio per i 'si' che vengono detti hanno avuto il devastante effetto di trasformare grossa parte dell'attuale classe dirigente in una assurda platea di yesman, completamente inutile e
parassita, ed a cascata anche le seconde linee, quelli che sono appena dietro, si sono adeguati. E il totale asservimento al grande o piccolo potente di turno non potrà fare altro, ora che siamo sull'orlo del burrone,
che convincerci a fare un ulteriore, deciso, passo avanti.

E' per questo, caro amico ministeriale, che ti invito a non perdere l'amore per il tuo lavoro, nonostante la durezza dei tempi e l'insensatezza di certi attacchi che continuano a colpirti.

Inoltre, caro amico, mi fa piacere ricordarti che, al di là delle bellezze paesaggistiche, molto di ciò che ha fatto dell'Italia un posto in cui può essere bello vivere è stato fatto da una qualche forma di dipendente
ministeriale.

Infine, ti imploro di non perdere l'amore per te stesso e per la tua dignità di persona ancor prima che di lavoratore, e quando un dirigente totalmente incapace paracadutato sulla poltrona di comando del tuo ufficio per ragioni evidentemente differenti rispetto alle capacità ti chiederà qualcosa di palesemente impossibile, illogico ed eventualmente illegale, quando il tuo personale 'uomo del tunnel' ti chiederà una clamorosa idiozia digli di 'no'.

Digli che non si può fare, digli che è più facile costruire un tunnel da
Ginevra al Gran Sasso.

Caro amico mio, resisti, smetterà di piovere merda.